Come si fa l’editing di un romanzo?

settembre 12, 2011 at 7:50 am 3 commenti

Se volessimo raccogliere le istruzioni per aspiranti editor dovremmo confessare per prima cosa che insegnare a fare l’editing di un romanzo è forse impossibile. Di certo non si può spiegarlo attraverso un post di poche righe. Vogliamo tentare ugualmente di proporre qualche spunto utile.

Tra la correzione bozze propriamente detta e l’editing, lo sappiamo tutti, corre una differenza significativa fatta di metodo, esperienza, profondità, obiettivo; inoltre è ben diverso occuparsi di un testo narrativo rispetto a uno di qualsiasi altra natura (per esempio un articolo per una rivista). Eppure a tutti noi è capitato almeno una volta che un conoscente affermasse di invidiare la professione del correttore di bozze perché “si leggono un sacco di romanzi”, e verosimilmente molti di coloro che vorrebbero trovare lavoro in editoria hanno in mente questa stessa idea. A tutti potremmo rispondere che, semplificando, l’editor di narrativa è un correttore molto specializzato, che ha costruito nel tempo un’esperienza specifica sui romanzi. Più arduo spiegare da dove costui abbia cominciato per arrivare fin lì.

Diventare editor

Quella dell’editor è una competenza costituita da moltissimi fattori e si impara necessariamente sul campo, facendo e sbagliando. Probabilmente l’ideale è cominciare a occuparsi (per uno studio editoriale o un’agenzia letteraria) della correzione bozze di romanzi già passati dalle mani di un esperto; fondamentale è in questa fase avere il continuo feedback di un collega più navigato, il quale sappia far notare i punti deboli di un testo che si trova a un livello intermedio di lavorazione, allenandoci a riconoscerli e, in seconda battuta, a risolverli. Poi, progressivamente, se ci si sente portati e se ne ha la possibilità, si risalirà la catena del libro avvicinandosi all’originale e al lavoro che si fa su di esso. Bisogna aver ben chiaro anche che a un certo punto questa catena si può biforcare: c’è l’editor della grande casa editrice, che in collaborazione con agenti o specialisti dell’aspetto commerciale lavora per trasformare un manoscritto selezionato non solo in qualcosa di leggibile, ma in un buon prodotto editoriale; ma c’è pure l’editor indipendente che, pur tenendo un occhio sul mercato, opera a monte e propone, a chi sente di averne bisogno, la possibilità di portare un romanzo inedito dal livello “mi creda, lasci perdere” più vicino alla speranza di una pubblicazione.

Capire l’obiettivo

Tralasciamo la complessa questione della spendibilità di un’opera letteraria sul mercato, che richiederebbe di per sé molte pagine. Immaginate di avere semplicemente di fronte l’opera prima di un esordiente e doverne trarre il meglio in termini letterari. Il primo punto da chiarire insieme all’autore è il fine del vostro incarico: che cosa vuole veramente il vostro interlocutore? Se lavorate come freelance e dunque non all’interno di una casa editrice, in genere chi si rivolge a voi intende proporre il testo a editori o agenzie letterarie e desidera che esso sia già in buono stato, per avere maggiori chances di essere selezionato. Dietro questa legittima aspirazione si celano però interpretazioni diverse del vostro ruolo: c’è lo scrittore umile e capace di autocritica che spera voi sappiate rivoltare la sua creatura come un calzino, senza pietà, per trarne tutto ciò che c’è di buono ed eliminare ciò che non va (che è esattamente quello che sperate di fare voi); c’è quello che vuole soltanto sapere se il romanzo vi piace, e se vale la pena impegnarsi per farlo sistemare (potete accontentarlo in prima battuta con una scheda di valutazione); c’è quello che chiede un editing, ma in realtà non lo vuole affatto, spera che voi restituiate l’opera con correzioni minime che lui metterà comunque in discussione (cioè vi farà impazzire). Chiarite bene al cliente e a voi stessi che cosa siete in grado di fare, qual è il vostro abituale metodo di lavoro e quali risultati lui dovrebbe aspettarsi: cambiare rotta a metà strada è difficile e frustrante per entrambi. Accertatevi che comprenda la differenza fra voi e un agente letterario.

Qualunque sia l’intenzione del cliente, bisogna che il testo vi si presti: per questo in genere è preferibile proporre di suddividere il lavoro in due momenti, uno di valutazione e discussione, un secondo di (eventuale) rielaborazione. Se il romanzo è oggettivamente senza speranza, sarebbe disonesto (e faticosissimo) farne l’editing a pagamento: segnalate quali sono i punti deboli che vi risulterebbe impossibile aggirare, suggerite all’autore delle strategie per rivedere da solo il romanzo e invitatelo a una prima scrematura autonoma. Se poi insiste per avere ugualmente il vostro aiuto, non potrete dire che non l’avevate avvertito…

La prima lettura

Per raggiungere il primo step (individuare l’obiettivo e la sua fattibilità) è evidentemente indispensabile leggere l’opera per intero. Stampatevela e leggetela esattamente come fareste con un volume appena acquistato in libreria, senza la pretesa di correggere nulla, ignorando i refusi e le ripetizioni (fatevi forza…). Prendete frequenti appunti sugli elementi della storia, dello stile, del lessico che non vi convincono (o viceversa), sui passaggi della trama che trovate poco comprensibili o poco originali, segnatevi brani che si prestano a essere utilizzati come esempio per dimostrare all’autore che cosa non va. Domandate al medesimo se ci sono pubblicazioni che lo hanno ispirato particolarmente o alle quali si sente vicino, e se non le conoscete leggetele (fondamentale per intercettare i plagi…). Leggete anche eventuali altre opere dello stesso esordiente. A questo punto mettete insieme in maniera ordinata e coerente le vostre impressioni, allegate una cartella o due di esempi editati secondo quello che potrebbe essere il tipo di intervento che giudicate ottimale, inviate tutto all’autore e proponetegli di parlarne a voce, di persona o per telefono. Dovrete trovarvi assolutamente concordi sul da farsi, o saranno grossi guai…

Un po’ di psicologia

Non ha a che fare direttamente con la bravura dell’editor, ma molto con la sua sopravvivenza: cercate di capire che tipo è l’autore, se si sente rassicurato da continui feedback (che costituiscono comunque una buona abitudine) o preferisce delegare sino alla fine, se è consapevole o insicuro, accomodante o permaloso, e adattate il vostro comportamento di conseguenza; in questo modo sarà più probabile che il cliente accolga i vostri suggerimenti di buon grado. Non dimenticate mai che il libro è suo, non vostro: se avrà il sospetto che glielo stiate sfilando di mano si allarmerà irreparabilmente. Qualunque sia la specie cui appartiene il “vostro” scrittore, rassegnatevi a mettere da parte l’orgoglio: l’ego più grande sul palcoscenico sarà – e dovrà essere – sempre quello dell’autore; voi dovete solo aiutarlo a esprimersi nel modo migliore e poi sparire nel nulla.

Cosa fare dopo

Se siete giunti fin qui, ora comincerete a fare sul serio. Il metodo di lavoro a questo punto può differenziarsi molto e non esiste una ricetta universale. Forse la cosa migliore è lavorare per livelli, dal macro al micro: prima, per esempio, concordare e applicare alla struttura generale della trama le modifiche che si ritengono necessarie (i tempi, il luoghi, le età corrispondono? Il personaggio x muore a pagina 20 e ricompare vivo e vegeto a pagina 326? Sono indispensabili tutte quelle avventure erotiche/viaggi in treno/conversazioni con sconosciuti/momenti di riflessione? La trama si capisce o risulta troppo densa e intricata? Gli avvenimenti sono credibili, realistici, sufficientemente inattesi? L’insieme risponde al target dell’autore, o il suo presunto thriller vira al trash surreale?). Non mancate di verificare tutti i dati che hanno un’attinenza con il mondo reale (nomi di persone e luoghi, descrizioni, avvenimenti storici…). Quando siete a un buon punto, chiedete a un collega di leggere a sua volta il testo e segnalarvi eventuali incongruenze che potrebbero esservi sfuggite.

Raggiunto un equilibrio nei contenuti, si comincerà ad attaccare lo stile: scopo del gioco è renderlo gradevole e uniforme (risolvendo i periodi sciatti, involuti, male architettati), letterariamente valido, cercando di non discostarsi troppo dallo stile originario (ammesso che ce ne fosse uno!) e dalla personalità dell’autore, di non avvicinarsi eccessivamente a uno standard preconfezionato e soprattutto (specie se l’editor è a sua volta uno scrittore) di non ricalcare il proprio stile personale o il tipo di andamento narrativo che si predilige. Si tratta di un equilibrio delicatissimo e molto difficile da conquistare, eppure è attraverso di esso che emerge la differenza fra un buon libro e un libro così così, e fra un bravo editor e uno così così. “Stile” può voler dire molte cose: dalle scelte lessicali al ritmo, dalla lunghezza media delle frasi all’uso di un registro colloquiale, volgare o viceversa aulico, dalla percentuale di dialoghi e pensati al tono generale. Questa operazione in genere richiede diverse letture: prima di arrivare a una scrematura degli avverbi in eccesso, per esempio, la struttura dei periodi dovrà già essere a posto.

Cercate di entrare nella testa dell’autore, di vedere le cose dal suo punto di vista, poi dal punto di vista dei personaggi. Per allenarvi a individuare tutti gli aspetti da controllare, può essere istruttivo frequentare di soppiatto le community di esordienti e leggere qualcuno dei numerosi manuali di scrittura creativa che circolano nelle librerie: aiuterà a rendersi conto di quali siano le difficoltà più comuni che gli aspiranti romanzieri incontrano nel loro processo creativo.

Il tocco finale

Mostrate la bozza all’autore, specificando che si tratta di una fase intermedia: lasciategli il tempo di rifletterci, porre domande, sollevare obiezioni e rivedere l’insieme. Se nel complesso il vostro intervento viene accolto, passate alla fase conclusiva: perfezionate, limate, rileggete, eliminate i refusi, formattate il testo. Concordate un buon titolo, consci che al 99% in fase di (sperabile) pubblicazione verrà cambiato. Scegliete se i capitoli debbano averne uno, e verificate che la loro suddivisione vi convinca ancora. Inserite testatine e numeri di pagina. Stilate l’indice. Trasformate il romanzo nella prima bozza che vorreste leggere se foste l’editore.

I campanelli d’allarme più comuni

Ogni inedito è a sé. Tuttavia uno scrittore alle prime armi, esattamente come un editor alle prime armi, mancando di esperienza tende a cadere in alcuni errori che potremmo definire tipici.

- Troppa carne al fuoco: il romanzo è talmente pieno di avvenimenti e colpi di scena da sembrare un film d’azione di serie B, oppure abbonda di binari morti, personaggi secondari, excursus non utili alla trama. Se avete l’impressione di soffocare in mezzo alle pagine, state pronti a sfoltire con il machete. Attenzione: salvate sempre i tagli di una certa entità in un file a parte, potrebbero servirvi.

- Il romanzo non è uscito del tutto dalla testa dell’autore: alcuni punti della storia sottintendono per esempio evoluzioni interiori del personaggio che sono rimaste nella penna, ovvero nell’immaginazione dello scrittore. Lui ha fantasticato a lungo sulla personalità del suo eroe, ne conosce il carattere e le reazioni… il lettore però no. In questo caso, ahivoi, occorrerà concordare ampie aggiunte.

- Troppi dettagli: l’autore ha immaginato personaggi e scene in un determinato modo, e vorrebbe che il lettore riuscisse a coglierli con la medesima precisione. Così descriverà minuziosamente l’aspetto fisico e gli abiti di ogni figura che compare nella storia, e farà la stessa cosa con edifici, paesaggi, azioni… Un difetto comprensibile, che però appesantisce la narrazione e innervosisce chi, giustamente, vorrebbe essere libero di immaginarsi i particolari a modo proprio. Via tutto il superfluo!

- La trama ha una struttura per così dire paratattica: tutto ciò che succede è raccontato in una sequenza temporale regolare, giustapposto dall’inizio alla fine; il tutto somiglia a un diario più che a una storia narrata. E’ noiosissimo. Probabilmente potrà essere salvato sfruttando un elemento classico: far cominciare tutto in medias res e ridisporre gli eventi intorno a un nucleo principale, introducendo qualche flashback e lasciando spazio a un po’ di suspense. Tanto lavoro da fare, insomma.

- Il testo sembra la sceneggiatura di un film: ci sono lunghissimi scambi di battute interrotti da descrizioni succinte e coups de théâtre probabilmente introdotti dall’immancabile “quando improvvisamente vide alla sua sinistra/destra comparire…”. Può accadere a tutti, perché siamo tutti abituati ormai a concepire l’immaginazione in termini cinematografici, perché molti libri scadenti pubblicati negli ultimi decenni somigliano effettivamente a dei copioni, oppure perché l’autore segretamente già sogna la trasposizione hollywoodiana della sua storia. In ogni caso, è una tendenza da correggere se si vuol pubblicare un romanzo vero. Ma è una pecca tutto sommato gestibile.

- E’ stato scritto per vendere: il caso più difficile, a volte irrecuperabile, si verifica quando l’esordiente in questione non ha prodotto il suo inedito per il piacere di farlo, ma nella speranza di diventare ricco. Vuole piacere al pubblico: ha acquistato le novità più gettonate e ha cercato di clonarle nell’illusione di ricavarne un immediato e travolgente successo. Quando vanno di moda i vampiri, ecco una storia di vampiri; idem per intrighi a base di templari e sette religiose, scuole di aspiranti maghi oppure classi di adolescenti morbose, a seconda di dove tira l’onda. Vi toccherà leggere pile delle peggiori uscite librarie per constatare se nell’inedito c’è qualcosa di originale da salvare…

- E’ stato scritto per sé: scorrendo il manoscritto ci si accorge che, per lo stile o per la struttura interna, è stato redatto di getto per sfogare un’esigenza personale, ma non è stato pensato davvero per essere letto da qualcuno. Sarà meglio parlarne con l’autore e suggerirgli di riflettere meglio sulle sue motivazioni e aspirazioni, perché gli interventi da fare potrebbero essere davvero sostanziali.

Quanto mi faccio pagare per tutto questo?

Stilare un preventivo: altro problema di difficile soluzione. Un editing di narrativa è il classico lavoro che lievita nelle mani: si sa quando si comincia, mai quando si finisce. L’ideale sarebbe concordare una tariffa che comprenda un numero fisso di letture e di incontri con l’autore, basandosi sulla propria esperienza, e specificare che tutti gli interventi extra saranno conteggiati a parte. Un buon editing può richiedere mesi: fate una media fra un ragionevole costo a cartella e un ipotetico costo a giornata. Per un romanzo di media complessità, che non richieda la lettura di numerose fonti o la verifica di troppi dati e che necessiti di massimo tre fasi di lavorazione (prima lettura, editing, rifinitura), una base di partenza accettabile è fra i 5 e i 7 euro a cartella. Se subodorate l’autore assillante o preferite confrontarvi con i vostri scrittori spesso e di persona, calcolate già qualcosa in più. Il costo finale non sarà basso, specie per un privato: per questo è molto importante illustrare dettagliatamente al potenziale cliente il meccanismo e il livello di impegno che l’operazione richiede, e convincerlo che il compenso è davvero commisurato all’impresa. Poi, però, non barate: trattate il suo romanzo nel cassetto come se fosse il vostro!

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3 commenti Add your own

  • 1. Giovanni Turi  |  dicembre 2, 2011 alle 4:15 pm

    non male come griglia riassuntiva, anche se riguarda una casistica abbastanza ideale, ahimè…

    Rispondi
  • 2. nicola zinni  |  marzo 22, 2013 alle 12:54 pm

    per quanto riguarda I campanelli d’allarme più comuni: mi risulta che alcuni editor non ritengano un errore rifarsi ad un’immaginazione CINEMATOGRAFICA durante il processo creativo. mi sbaglio?
    ottimo articolo grazie.
    nicola

    Rispondi
  • 3. correttricedibozze  |  marzo 27, 2013 alle 9:40 pm

    Caro Nicola, l’immaginazione cinematografica può essere una buona risorsa a patto che non preluda a una stesura priva di… come chiamarla? “Romanzità”? ;-)

    Rispondi

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