Sorpresa, il futuro (via Faber blog)

febbraio 12, 2012 at 5:45 pm Lascia un commento

Ecco l’ultimo dei nostri interventi sul Faber blog, grazie a chi ci ha seguiti per questa settimana!

Di domenica, salvo emergenze, non accendo il computer. In questo periodo però, nei ritagli di tempo, mi sto occupando della revisione di un’autobiografia: un signore gentile sull’ottantina ha deciso di raccontare la propria vita per poi far dono del libro ai nipoti. Non aspira alla pubblicazione ufficiale, vuol solo accertarsi che il testo sia corretto e farlo stampare a proprie spese; paradossalmente scrive molto meglio di alcuni aspiranti autori le cui opere prime sono passate sul mio tavolo, tanto che corro il rischio di cadere nella trappola dell’editor principiante: affezionarmi alla lettura e perdere di vista l’obiettivo.

Non occorre avere la mano pesante con questo lavoro: c’è qualche refuso, non tutte le virgole sono al posto giusto ed è prudente verificare l’esattezza di alcuni nomi. Suggerisco di suddividere l’insieme in capitoli più brevi per ottenere maggiore movimento; decido di non segnalare, invece, la presenza di espressioni dalla sfumatura regionale che trovo diano personalità allo stile. Procedo un po’ a rilento, ma per una volta il cliente non ha fretta.

La ragione per cui ne parlo è che questa bozza mi ha riservato una sorpresa: ho scoperto che il primo impiego dell’autore, quand’era ragazzo, consisteva nel correggere gli annunci pubblicitari per un quotidiano nazionale. Ai suoi tempi ciò significava seguire il testo durante la composizione con la linotype e i caratteri a mano, rivederlo e verificarne la collocazione nelle pagine del giornale, restando fisicamente in tipografia la sera tardi, fino a quella che tuttora chiamiamo “chiusura” (in sostanza, quando tutto è pronto e si va irrimediabilmente in stampa), per poter modificare la lunghezza secondo le esigenze.

Naturalmente da allora il lavoro editoriale è cambiato radicalmente. Oggi un correttore di bozze, che operi in redazione o a casa propria, riceve e restituisce dei file via e-mail o attraverso un server (magari, sembra assurdo dirlo, scansionando la bozza cartacea corretta a penna), passa ore davanti al monitor e sta imparando i linguaggi della pubblicazione digitale. Probabilmente le procedure sono mutate più rapidamente negli ultimi cinque anni che nei precedenti cinquanta, e il tipo di formazione che l’aspirante redattore dovrebbe poter ricevere fatica a stare al passo con una evoluzione tanto vitale. Nel frattempo, la semplice fruizione della cultura nella cosiddetta era digitale suscita bisogni inediti e fa venire in mente soluzioni mai tentate prima. E non accade solo al direttore editoriale o allo sviluppatore di app per l’Ipad, ma a tutti gli operai della parola scritta, inclusi noi revisori.

Ecco l’ultima cosa che ho da dire per questa settimana: per affrontare al meglio il futuro chi lavora nell’industria del libro dovrebbe certamente impegnarsi a fondo per insegnare tutto quello che sa ai più giovani; a patto, però, di esser poi pronto ad ascoltare le idee nuove che essi porteranno.

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