Lavorare nell’editoria: novelization, storytelling e gli altri

dicembre 11, 2013 at 3:20 pm 3 commenti

C’è una professione fantasma che si colloca in un punto lungo la strada che corre fra scrivere un libro per bambini (ma anche per adulti, se del caso) e correggere un libro già scritto, quindi fare il correttore di bozze. E’ un lavoro terribilmente affascinante e non semplice da descrivere: abbiamo chiesto di parlarcene a Stefania Lepera, autrice, redattrice e storyteller.

Ci spieghi in cosa consiste il tuo lavoro?

Scrivo testi per bambini e ragazzi, pur non essendo una scrittrice “pura”.  Ho scritto anche alcuni libri di cui sono autrice nel senso classico del termine: ne detengo la proprietà intellettuale, il mio nome è in copertina e percepisco delle royalty. La maggior parte del mio lavoro, però, è di natura diversa: diciamo che di solito adatto, e trasformo in libro, storie che non hanno un’origine letteraria.  Quindi i personaggi non sono miei e io non posso intervenire sulle loro caratteristiche, né sulla struttura della storia. Ho scritto barzellette su Scooby-doo, movie storybook per i Gormiti, activity book e novelization per i Cuccioli cerca amici, e ho inoltre tradotto molti libri su Ben 10, Skylanders e Lego. Tutti questi termini in inglese sono poi declinazioni del termine italiano “adattamento”, che però non rende l’idea della varietà di applicazione. Anche la parola libro può risultare fuorviante, perché si va dal piccolo romanzo (la novelization) al minilibro cartonato o al grosso album con fumetti, cruciverba, profilo personaggi ecc.

Quindi, nella pratica, come si svolge il lavoro?

La redazione mi chiama e mi dice di cosa ha bisogno. Prendiamo i Cuccioli cerca amici, per esempio: possono chiedermi di scrivere i testi per un libro con gli adesivi, che abbia un determinato numero di pagine e un ingombro di testo già definito, e in questo caso in genere mi forniscono le immagini, che di solito sono fondali. Oppure mi chiedono di selezionare io stessa le immagini per un libro da colorare, di cui devo scrivere anche i testi.
I lavori più complessi sono i movie storybook e le novelization. In entrambi i casi si tratta di adattare episodi delle serie tv (o dei lungometraggi, ma finora non l’ho mai fatto). I movie storybook prevedono un’immagine a pagina e testi piuttosto brevi. Le novelization sono invece dei veri e propri romanzetti, con immagini a corredo del testo. In questo caso devo guardare più volte l’episodio, selezionare le immagini più interessanti e che – allo stesso tempo – scandiscano bene la storia, e poi scrivere i testi.

Cosa c’è di tuo in quello che fai?

Diciamo che cerco sempre di introdurre un elemento narrativo anche negli activity book, o quanto meno un testo motivato e non puramente descrittivo. Se ho per esempio un libro di 20 pagine da colorare, con 300 battute di testo per pagina, non posso certo creare un grande intreccio, ma posso ideare un filo conduttore che leghi un’immagine all’altra.
Inoltre cerco di evitare la sciatteria: leggo e rileggo anche ad alta voce, in modo da capire se il testo funziona, se scorre, se ci sono ripetizioni o allitterazioni fastidiose. Inoltre non rifuggo dalle parole “difficili”. Certo non pretendo che il bimbo che legge un libro da colorare sia costretto a tenere con sé un dizionario, perché sono prodotti che hanno principalmente uno scopo ludico, ma sono convinta che un termine nuovo, anche non banale, inserito nel giusto contesto possa risultare comprensibile. E alla fine il bambino avrà colorato e incollato e ritagliato, e magari avrà anche imparato una parola che prima non conosceva.

Quali sono i punti critici che affronti più spesso?

Intanto è necessario rispettare le linee guida e le caratteristiche del personaggio, quindi bisogna studiarle attentamente.  Perché sono “property” e poi perché i  bambini si accorgono subito di ogni errore. Così come un grafico deve sapere qual è il pantone per realizzare i capelli del protagonista, io devo sapere se gli piacciono i cani, se è allergico al polline, se è goloso e così via.
Nel caso delle traduzioni, poi, bisogna confrontarsi con la traduzione ufficiale. Se nel cartone animato c’è un posto chiamato “Sunny Beach”, in italiano può essere reso con “Spiaggia Assolata” o “Spiaggia Soleggiata”: ovviamente il bambino deve trovare coerenza tra quello che si dice nel cartone e quello che si legge nel libro. Purtroppo non sempre la traduzione ufficiale è già disponibile al momento in cui si lavora sul libro. Mi è capitato, per motivi di tempistiche, di tradurre un testo legato a un film prima che il doppiaggio in italiano fosse concluso: in questo caso è  importante individuare tutte le espressioni “sensibili” e segnalarle, in modo che si possa poi rivederle alla luce del doppiaggio o della traduzione ufficiale, anche in ultima bozza.

Quali sono gli aspetti positivi di questo lavoro?

Per me è una grande palestra di scrittura. Le novelization, per esempio, offrono l’opportunità di lavorare dentro una storia, di sezionarla, capirne le dinamiche, individuare i passaggi fondamentali, prendere decisioni. Un cartone animato affida le azioni alle immagini, mentre nel libro occorre descriverle, creare atmosfere, suspense, colpi di scena con il solo ausilio delle parole. Consiglio a tutti gli aspiranti scrittori di fare questo esercizio: prendere un film, un episodio di una serie tv, e romanzarlo. La storia c’è già, i dialoghi anche, e bisogna solo concentrarsi sull’azione e l’ambientazione, che spesso sono gli elementi che risultano più deboli nei manoscritti.
Questo tipo di esercizio a me è stato utile anche per cimentarmi nello storytelling, che è un’altra forma di scrittura “ibrida” tra quella autoriale e il copywriting.

E gli aspetti negativi?

Per quanto mi riguarda non ci sono aspetti negativi: a me piace molto questo lavoro, mi diverto. Certo, in alcuni casi può risultare ripetitivo, ma per evitare questo rischio cerco sempre di immaginare che cosa potrebbe rendere diverso questo libro da colorare su questo personaggio dal libro scritto un anno fa sullo stesso personaggio. È una sfida, e anche così si può mettere in gioco la creatività.

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3 commenti Add your own

  • 1. Mrs Fog  |  dicembre 11, 2013 alle 5:38 pm

    Molto interessante. E’ bello associare un contenuto a termini che spesso ho sentito senza capirli pienamente. Grazie.

    Rispondi
  • 2. Roberta  |  gennaio 7, 2014 alle 2:38 pm

    Salve, stavo leggendo i contenuti che fornite tramite il vs. blog. Mi potreste dare delle indicazioni su come entrare nel mondo dei correttori di bozze?

    Rispondi
  • 3. Lavorare nell’editoria: il writing coach | correttore bozze  |  febbraio 6, 2014 alle 2:22 pm

    […] essere incanalate in professioni meno note nel mondo dell’editoria; dopo aver parlato dello storyteller ci occuperemo del writing coach, il “coach degli […]

    Rispondi

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