Norme editoriali

Insieme ai simboli correzione bozze questa è una delle combinazioni di ricerca più gettonate per chi approda su questo blog: “norme correzione bozze“, ovvero un prospetto universale delle norme editoriali per la correzione di bozze.

In realtà, come al solito, dobbiamo rassegnarci al fatto che non esiste un codice universale applicabile in ogni caso: ogni casa editrice crea nel tempo il proprio normario, ed esso spesso varia a seconda della collana o persino in grazia delle caratteristiche particolari del volume. Inoltre va detto che l’insieme delle “regole” da seguire è in genere differente a seconda che si tratti di scolastica o di varia, di saggistica o di narrativa…

Sta naturalmente all’editore fornire questo elenco (in genere lungo parecchie pagine) al correttore di bozze come a tutti i collaboratori esterni; quello dell’uniformazione (cioè dell’applicazione delle norme suddette) è del resto uno dei compiti fondamentali del redattore.

Prendendo spunto dai numerosi normari che affollano la sede di Correzionebozze.it, proveremo a percorrere un panorama di massima.

Ecco a voi le norme editoriali fondamentali per la correzione di bozze.

Abbreviazioni e sigle: la forma delle abbreviazioni deve necessariamente essere uniforme all’interno del volume. Ad esempio si dovrà verificare se “pagina” debba diventare p./pp. o pag./pagg.; se prima di “ecc.” vada messa o tolta (e in genere è così) la virgola; che a.C. e d.C. siano scritti senza spazio – cosa che spesso accade anche per la doppia iniziale di un autore (W.H. Auden) -; che si scriva USA piuttosto che U.S.A., FIAT o Fiat, in maiuscolo o maiuscoletto…

Accenti e apostrofi: vigono le normali regole della lingua italiana, eppure prudentemente quasi tutti i normari contengono un prospetto dell’uso di accenti e apostrofi. Per esempio, l’apostrofo dopo certi imperativi, l’accento sul “sì”…

Bibliografia: l’incubo del redattore. Complessa e insidiosa, terribilmente noiosa, richiede una cura estrema e un ripasso ossessivo delle norme editoriali. Ogni editore la intende a suo modo. Solo alcuni tra i possibili esempi:
Taylor C. (1991): Il disagio della modernità. Trad. it. Roma-Bari: Laterza, 1999.
Taylor C., Il disagio della modernità, Roma-Bari, Laterza, 1999 (1991).
C. Taylor, Il disagio della modernità (ed. orig. 1991), Laterza, Roma-Bari 1999.
…e via dicendo

Citazioni: dopo quante righe una citazione va tolta dal testo principale e impostata con uno stile diverso (in corpo minore, con rientro, a bandiera, corsiva…)? Che tipo di virgolette si usa? Il riferimento bibliografico o il nome dell’autore vanno messi accanto o in nota, fra parentesi o di seguito, per intero o in forma abbreviata? Tutto questo sarà indicato nel normario e corredato, si spera, di esempi.

Corsivi: si usano in genere per le cosiddette opere d’ingegno (titoli di libri, film, poesie, canzoni…), per termini stranieri di uso non comune e in poche altre occasioni. L’impresa più ardua sarà convincere di tutto ciò l’autore.

Cifre: in genere si usa scrivere in parola le cifre da uno a dieci, in numero quelle dall’11 in su; se accompagnate da un’unità di misura abbreviata (cm, kg…) si mettono in genere in numero. Fanno spesso eccezione, nella narrativa soprattutto, migliaia e milioni a cifra tonda (duemila, quattro milioni), non sempre le cifre più complesse (15.750). Diciamo che in questi casi il buon senso vale più della regola.

D eufoniche: in genere sono concesse solo prima di una parola che inizia con la medesima vocale (“ed essere” ma “e avere“); alcuni la richiedono anche quando la congiunzione è preceduta da vocale (“trovarsi ad essere“).

Maiuscole: spinosissima questione sulla quale ciascun editore, detto fra noi, fa un po’ come gli pare: una frase come quella che segue potrà essere scritta in almeno tre modi diversi:
“Il ministro delle Infrastrutture della nazione si pronunciò sulla situazione del Nordamerica”
“Il Ministro delle Infrastrutture della Nazione si pronunciò sulla situazione del Nord America”
“Il Ministro delle infrastrutture della nazione si pronunciò sulla situazione del nord America”
Se poi ci aggiungiamo puntini di sospensione, nomi geografici, etnie e santi abbiamo buona probabilità di diventare matti. Per fortuna esiste il trova/sostituisci di Windows o Adobe.

Note: se avete una giusta dose di masochismo avrete sperimentato una perversa passione nell’uniformare le note, che ogni autore fa a modo proprio, generalmente diverso dal modo in cui l’editore vuol farle. Possono essere numerate progressivamente per pagina, per capitolo, per sezione, o proseguire dall’inizo alla fine del volume. L’apice della nota si mette prima del segno di punteggiatura, ma a volte fuori dalle virgolette della eventuale citazione. I riferimenti bibliografici in nota possono essere inseriti per esteso, oppure abbreviati (laddove esista una bibliografia), e avere le forme più diverse:
– C. Taylor, 1999, p. 15.
– Taylor C. (1991): Il disagio della modernità. Trad. it. Roma-Bari: Laterza, 1999, p. 15.
– Taylor, Il disagio della modernità, cit., p. 15.
La probabilità più alta è naturalmente che l’autore abbia scritto la sua nota così:
– taylor, ?.

Virgolette: ne esistono per fortuna solamente tre tipi: basse (« »), alte doppie (” “) e alte semplici (‘ ‘).

Le basse si usano in genere per citazioni e dialoghi, le alte doppie per mettere in evidenza determinate parole e le alte semplici per farlo all’interno di una frase già virgolettata con le alte doppie. Il livello gerarchico, per così dire, si presenta in genere così: «citazione citazione “frase frase ‘parola’ frase” citazione». Meno semplice gestire l’uso delle virgolette nei dialoghi: la punteggiatura si mette in linea generale fuori dalle virgolette se la frase è retta da un’altra, all’interno se essa si regge da sola; nel caso in cui il dialogo sia interrotto da un inciso, la punteggiatura si mette fuori quando è relativa all’inciso, all’interno se appartiene alla battuta del dialogo:
Disse: «Ci vediamo dopo».
«Ci vediamo dopo», disse, e uscì.
«Ciao,» disse, «ci vediamo dopo.»

Questi a grandi linee sono gli elementi principali che troverete in qualunque normario di una casa editrice. Naturalmente le voci sono, nella maggior parte dei casi, più numerose e specifiche e ciascun redattore si troverà spesso a integrarle a mano per annotare qualche uniformità che non compare nell’elenco.

Per concludere un consiglio molto pratico: noi abbiamo risolto non pochi problemi appiccicando tutti e 14 i fogli delle ultime norme editoriali su muro con il Patafix…

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50 pensieri su “Norme editoriali

  1. Ciao a tutti, complimenti per il blog!
    Sono una studentessa di traduzione e in una serie di prove una mia professoressa mi ha corretto il punto all’interno delle virgolette, sostenendo che andava messo fuori (ma la frase si reggeva da sola) e mi ha scritto di inserire lo spazio dopo i tre puntini di sospensione, anche se questi chiudevano una frase tra virgolette (“Ho chiamato il tuo direttore a Boston…”). Ora mi chiedo: sono io che sbaglio o è lei che ha delle norme editoriali un po’… personali? 🙂
    Grazie per l’aiuto!

  2. Ciao Roberta, in effetti le norme editoriali non possono essere considerate univoche, l’essenziale è rispettare quelle che vengono fornite. In linea generale si tende a mettere il punto interno alle virgolette se la frase si regge da sola e a non lasciare spazi prima delle virgolette chiuse, ma ti capiterà anche in futuro di incontrare indicazioni contrarie all’uso comune. Ti consiglierei di chiedere alla tua professoressa di preparare per voi un prospetto delle norme che ritiene più giuste, in modo che non si creino equivoci.

  3. Ciao,
    grazie per la risposta, volevo risolvere il dubbio per una questione personale, in modo da esserne più sicura in futuro, anche se so che ogni casa editrice ha le proprie norme. Per quanto riguarda questo corso seguirò senz’altro il tuo consiglio e chiederò alla professoressa quali sono le norme che segue. Grazie ancora e buon lavoro.

  4. Ecco, appunto, in un blog che tratta di norme editoriali e correzione di bozze troviamo orrori di questo tipo: “ogni casa editrice crea nel tempo il propio normario”. L’attenzione e la cura in questo mestiere non sono un optional.
    Alessia

  5. Ecco, appunto, in un blog che tratta di correzione di bozze troviamo un orrore simile: “ogni casa editrice crea nel tempo il propio normario”. La precisione e la cura non sono optional in questo mestiere.
    Alessia

  6. Che dire, hai perfettamente ragione, abbiamo corretto. Ti assicuro che conosco bene il valore di precisione e cura, ma vedi… gestiamo questo blog nei ritagli di tempo libero e non sempre c’è il tempo di ricontrollarlo come faremmo con una bozza! Ti ringrazio comunque per la segnalazione!

  7. E’ sempre utile leggere il vostro blog. Ad esempio la questione delle virgolette mi calza a pennello: scrivendo recensioni spesso mi trovo a virgolettare estratti di testo d’autore e… ahimé, uso le virgolette sbagliate. Da oggi si cambia vita! 😉
    Un caro saluto

    • Credo dipenda dal tipo di pubblicazione. Ipotizzando un testo di carattere economico vedrei bene, per esempio, 3,50 € o 15 RSD (controllare sempre i codici ISO aggiornati per le sigle delle monete), mentre in un contesto discorsivo o non caratterizzato propenderei per: tre euro e 50, 15 dinari serbi (quindi con minuscole e con le cifre inferiori al 10 in parola). Nei testi italiani personalmente prediligo il nome italianizzato di uso comune, quindi sterline e non pound/pounds. Per le valute estere alcuni suggeriscono di utilizzare il nome internazionale in lingua inglese, ma secondo me è una scelta da destinare solo a pubblicazioni di un certo tipo. In genere le norme editoriali danno indicazioni in merito.

  8. Al momento compiendo questa operazione esce il messaggio di errore “Questo download non è stato trovato oppure è scaduto. Riprovate di nuovo”. Se vuoi tentare di caricarlo su qualche altro spazio di condivisione facci sapere! Grazie

  9. Salve, ho un dubbio che mi attanaglia! Quando ci sono le virgolette e finisce il periodo si mette il punto finale se all’interno c’è già un punto esclamativo? Esempio: “Non ci vedremo mai più!”. Da quel giorno… ecc ecc
    Grazie mille e blog fantastico!
    Annalisa

    • Cara Annalisa, anche se ogni editore con il discorso diretto sceglie la propria formula preferita, in genere il punto finale si mette se la frase fra virgolette è retta da un’altra, per esempio:
      Gridò: “Non ci vedremo mai più!”.
      Invece si tende a mantenere solo la punteggiatura interna alle virgolette se si tratta di una frase indipendente, per esempio:
      “Non ci vedremo mai più!” Lo aveva detto con rabbia.

  10. ciao,
    ho un dubbio che forse è anche stupido.
    se prima della chiusura della parentesi tonda ho il punto interrogativo, dopo la parentesi si mette comunque il punto fermo o basta il punto interrogativo a chiudere la frase? quasi dimenticavo, non ho norme editoriali da seguire!
    grazie, spero possiate aiutarmi!
    ciao!

  11. In genere se la parentesi è indipendente, come accade in certi testi specie di narrativa, vale la punteggiatura interna, per esempio così:

    Disse che sarebbe andato a casa. (Certo, che altro avrebbe dovuto fare?) Prese il cappotto e uscì.

    Personalmente non amo molto questa soluzione, ma se fa parte dello stile dell’autore è ammissibile.
    Se invece la parentesi è inclusa nella frase il punto serve:

    Disse che sarebbe andato a casa (certo, che altro avrebbe dovuto fare?). Prese il cappotto e uscì.

  12. un dubbio atroce mi tormenta…
    come si fa a distinguere un maiuscoletto da un maiuscolo scritto con uno o anche due corpi più piccoli?
    so che il maiuscoletto ha la stessa altezza della x minuscola… ma se io diminuisco un maiuscolo di uno o due corpi, finisce col prendere la stessa misura della x minuscola… e qui casca l’asino… o almeno, io di sicuro… come so in quel caso se è scritto in maiuscoletto o in minuscolo ridotto?
    vi propongo un esempio, ciò che mi ha fatto venire questo dubbio, e consultando anche altri libri, non ho trovato risposta.
    a pag. 256 de “Il codice da Vinci” di Dan Brown c’è:
    La BBC lo aveva…
    è solo un esempio, ma mi attanaglia!io lo prendo per un maiuscolo scritto con (uno o due??) corpi inferiori, perché mi pare che il maiuscoletto sia leggermente più… grassottello e scuro…
    sbaglio, dico bene, chi lo sa?
    spero possiate correre in mio aiuto!
    grazie! 😀

  13. Cara Clara, a livello visivo in effetti la differenza è quasi impercettibile: bisognerebbe lavorare sul file di impaginazione per distinguere. Tuttavia mi pare strano (almeno, a me non è capitato) che l’editore utilizzi in un testo di narrativa e con una font delle più comuni un maiuscolo diminuito di corpo piuttosto che un maiuscoletto. In questo momento non ho la possibilità di controllare l’esempio che fai, ti farò sapere!

  14. Il casus belli resta per me il maiuscolo, c’è un’enorme discrezionalità. Anche se si cerca di essere coerenti con una propria serie di norme non è facile. Faccio un esempio relativo all’architettura, cercando di attenermi alla regola generale che le maiuscole vanno limitate. Tutti termini come palazzo, villa, villino li mantengo in minuscolo seguiti dal nome maiuscolo come palazzo Barberini, villa Miani, villino Ruffolo ma che succede quando il termine entra di fatto nella denominazione dell’edificio come Casa Rasini di Gio Ponti? O è meglio casa Rasini? E Palazzo delle Poste o palazzo delle Poste? E ancora palazzo Ducale, Palazzo ducale o Palazzo Ducale? Resta valida la regola che si lascia maiuscola la prima e poi le altre sono minuscole o considero tutto un unico nome proprio in maiuscolo? per esempio, relativamente a una chiesa, Santa Maria Annunziata della Chiesa Rossa o della Chiesa rossa? Le varie norme su questo, non solo differiscono, ma lascano diversi buchi neri. Ciao, grazie.

    • Cara Maddalena, in realtà condivido il tuo disorientamento. Io credo che, proprio perché una regola condivisa forse non esiste, l’importante sia adottare in un’opera un criterio uniforme. Dovendo scegliere, forse opterei per Palazzo Barberini, Palazzo delle poste, Palazzo ducale, Casa Rasini (che però in teoria implicherebbe Villa Miani, che effettivamente trovo pesante… e allora quasi quasi abbasserei anche il “casa”), Chiesa rossa.

  15. Infatti, purtroppo anche in questo è difficile stabilire una regola e mantenerla. Norme Electa che girano in rete consigliano addirittura: palazzo Madama, cappella Sistina, teatro alla Scala, ospedale Maggiore, stazione Centrale. Ma per esempio stazione Centrale personalmente lo trovo molto fastidioso. Credo che il criterio debba essere legato al senso di nome proprio che però resta, di nuovo, estremamente discrezionale.

  16. Ho un dubbio da risolvere: se ho le virgolette a sergente che mi aprono una citazione e poi la parentesi quadra con i tre puntini che mi indica un omissis, fra le virgolette e la parentesi quadra devo mettere uno spazio oppure no? Grazie mille! Lilia

  17. Dubbio del giorno: le parole separate da barra devono essere precedute o seguite da uno spazio? La seconda parola deve sempre inziare con la maiuscola se il primo elemento è in maiuscolo?

    Giorno/notte o Giorno/Notte

    Quando si tratta di espressioni più lunghe, lo spazio diventa d’obbligo?

    Uscire per una pizza / Restare a casa

    o

    Uscire per una pizza/Restare a casa?

    Spero possiate fare chiarezza.

    Grazie mille!

  18. SPAZIO UNIFICATORE (o non breaking space. Si fa con Ctrl+Maiusc+Barra spaziatrice e impedisce “a capo” stupidi)
    Ian Fleming, Frederick Forsyth, John Le Carrè e molti altri usano interporre uno spazio tra le « » e la più vicina parola da loro delimitata (ovviamente usando il suddetto spazio “collante”). E’ molto più belllo, più vivo, in quanto dà il senso dell’apparizione di “qualcos’altro”, di diverso dalla narrazione “riportata” dallo scrittore. Di un’azione che si fa strada, si dimena, dal racconto puro e semplice. Poi non si attacca alle lettere (specie le minuscole) diminuandone la immediata interpretabilità. Inoltre, diluisce maggiormente la asimmetria che si origina quando da una parte la « si attacca alla prima lettera e, dall’altra, abbiamo un punto prima della finale ». Esempi:
    «Senz’altro.» oppure « Senz’altro.»
    Nel secondo caso c’è più armonia, equilibrio. (E notate poi come le « » staccate rendano più viva l’espressione: sembrano quasi costituire un “vassoio” per la parola, la presentano in evidenza; oppure uno schermo sul quale la parola/ le parole vengono proiettate. Invece quelle attaccate sono pulciose, si confondono un po’ con le lettere e rendono più smorta l’espressione). I problemi di lettura, ed altri, aumentano quando vi sia una frattura descrittiva nella frase (o come si chiama, cavolo!), tipo:
    «Questa donna é» ci tenne a scandire le parole «omertosa».
    « Questa donna é » ci tenne a scandire le parole « omertosa ».
    QUESTIONE NORME EDITORIALI. Se lo scrittore produce qualcosa in campo artistico, e non matematico, anche se non è esattamente come un pittore alla prese con la sua sola fantasia, in quanto lo scrittore ha un problema di immediata fruibilità del suo scritto; se cioè deve solo farsi intendere in maniera chiara e univoca da chi legge (seguendo pure la grammatica, edidentemente), mi si sa dire per quale motivo uno scrittore dovrebbe essere soggetto alle Norme Editoriali di quello o di quell’altro editore? Una volta ottemperato al criterio di coerenza & interpretabilità chiara, non si capisce come questo dictat editoriale non debba essere visto come una intrusione nel testo, cioè nell’opera artistica, dello scrittore. Mi spiego? Insomma, il negoziante o lo sponsor di un pittore dovrebbe forse intervenire nel “testo”, cioè nel dipinto?
    A me pare assurdo e, una volta vagliata il particolare stile usato dauno scrittore dal punto di vista della coerenza stilistica e grammaticale, e da quello della capibilità, non si capisce cosa possa autorizzare un editore a imporre spazi, o no, delimitati dalle virgolette. Per dire. Ha ragione Vicki Satlow; gli scrittori in Italia paiono servi sfruttati dagli editori. Spesso.
    akirod

  19. Salve, avrei un dubbio su come riportare delle citazioni di un libro. Tra due persone che parlano, nel romanzo che sto correggendo, interviene la voce di un giornalista televisivo. La mia domanda è: come devo riportare queste citazioni? In corsivo? Il normario della casa editrice consiglia di usare poco il corsivo. Grazie in anticipo

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