La correzione di bozze spiegata ai clienti

Quante volte ci è capitato di faticare nell’illustrare al cliente il meccanismo, il significato e il valore del nostro lavoro?
Ecco un vademecum semiserio cui attingere dopo avere esaurito le proprie naturali risorse.

“Ho scritto un romanzo e vorrei sapere se secondo lei mi serve una correzione di bozze”
Un inedito, qualunque sia il suo valore letterario, dovrebbe sempre essere sottoposto almeno a una correzione bozze. Perché? Perché questa operazione garantisce al testo il requisito minimo indispensabile per la presentazione a una casa editrice: la correttezza ortografica e grammaticale. Poche cose indispongono l’ufficio preposto alla selezione degli inediti quanto un materiale zoppicante, scorretto e impreciso: chi darebbe fiducia a un romanzo il cui incipit recita “Se Adam si sarebbe acorto che é cosi tardi si spicciava”?

“Sono 57 cartelle, però la maggior parte sono indirizzi, quindi nel preventivo non li contiamo…”
Questa è una delle cose più difficili da spiegare in assoluto. Anche se un testo è fatto di indirizzi, elenchi telefonici, sfilze di numeri il correttore bozze è tenuto a leggere ogni singola battuta, foss’anche solo per capire il senso generale del documento che ha di fronte. Ed è quasi certo che vi troverà doppi spazi, elementi da uniformare e maiuscole da inserire…

“E’ un saggio, però è pieno di citazioni, quelle sono già a posto”
Il discorso è in fondo simile a quello del caso precedente. Le citazioni non sono un extra rispetto al testo, ne sono parte integrante: anche ammesso che siano state digitate senza il minimo errore, che la fonte sia stata citata sempre, in maniera completa e uniforme, che la posizione delle virgolette sia ineccepibile… come facciamo a esserne certi, se prima non le leggiamo?

“Ma i miei amici il libro l’hanno letto in un pomeriggio, perché ci vuole un mese per un editing?”
Perché i suoi amici hanno letto la trama, noi leggeremo la scrittura. Perché loro lo hanno trovato appassionante, e noi dovremo renderlo anche corretto, gradevole, fluido. O magari perché loro lo hanno trovato terribilmente noioso, e noi dovremo capire perché e, in accordo con l’autore, porvi rimedio. O perché loro avevano poco tempo e poca voglia, mentre noi saremo pagati per dedicarvi la massima attenzione. Purtroppo in questo mestiere la regola secondo la quale per fare le cose bene ci vuole tempo è impossibile da aggirare.

“Vorrei una valutazione, ma per la correzione bozze ci pensa mia moglie che è brava a trovare gli errori”
Forse quello che il cliente vuol sapere è solo se il suo libro ci piace, e una valutazione non si nega a nessuno. Tuttavia… È difficile immaginarlo dall’esterno, ma l’allenamento alla ricerca del refuso che un correttore di bozze ha sviluppato non è paragonabile all’attenzione che qualunque persona, pur con le migliori intenzioni, può applicare alla lettura di un testo. Sarebbe come affidare la manipolazione di una vertebra incrinata alla vostra volenterosa sorella minore, invece che a un medico: voi vi fidereste?

“Scusi, ma lei che studi ha fatto?”
Un correttore bozze è un professionista laureato di solito in una disciplina umanistica, che generalmente ha conseguito un master specifico e ha collezionato esperienze significative all’interno di svariate case editrici o al loro esterno, come freelance. Ma a volte questa domanda nasconde una temibile dichiarazione di guerra: “Non mi fido di nessuno e sarò un cliente difficile”.

“Scusi, ma lei è un’azienda o lo fa così, per arrotondare?”
In genere, né l’una né l’altra cosa: il correttore di bozze e l’editor agiscono spesso come freelance, ovvero liberi professionisti. Quando non è così, lavorano all’interno di studi editoriali e agenzie (in genere leggermente più costosi). Esiste poi la via di mezzo fra le due opzioni: i gruppi di lavoro che raccolgono freelance esperti, senza costituirsi in una società (è il caso del nostro correzionebozze.it). In questo caso il cliente riesce a ottenere un lavoro di qualità abbattendo un po’ i costi. Sempre che la sua reale intenzione non fosse di chiederci: “Posso anche io diventare correttore di bozze?”…

“Senta, io sono un privato, non potremmo fare al nero?”
Eh no, mi dispiace. Qualche volta magari la tentazione viene, ma oltre a essere del tutto illegale farci pagare al nero significa non versare gli anticipi sulla nostra pensione e quel briciolo di contributo maternità alla quale la metà di noi potrebbe anche aver diritto… L’essere pagati in modo regolare e “tracciabile” è una componente della dignità di qualunque lavoratore.

“Sa, io scrivo per me, non mi interessa pubblicare…”
Bugia, bugia… Se l’esperienza ci soccorre, nessuno che scriva per sé chiede una correzione di bozze. La segreta speranza di pubblicare un libro coglie tutti, prima o poi: una ragione in più per consegnare un lavoro ben fatto!

“Perché ha cambiato questo aggettivo? A me piaceva di più prima!”

Inutile dire che l’obiezione, posta così, è legittima. Per questo è importantissimo conservare le bozze cartacee con le correzioni annotate in modo chiaro, ed essere in grado di ricostruire e giustificare i propri interventi. E se ci rendiamo conto che il cliente ha davvero ragione, dobbiamo essere pronti a fare ammenda…

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