Correttore bozze: il contratto di lavoro

Cercasi correttore bozze. Ma a che prezzo? Così si potrebbe dire per cedere al gioco di parole. Altrimenti detto: quali sono i contratti di lavoro che vengono generalmente proposti a questa figura professionale?

Per alcuni sarà una brutta notizia, ma le case editrici e gli studi editoriali tendono sempre più a servirsi di collaboratori esterni (“esternalizzano”, in gergo) e sempre meno dell’assunzione. Nella pratica, ciò significa che il redattore si trova a dover affrontare qualche compromesso.

Cerchiamo di costruire un riassunto delle… opportunità.

Contratto a tempo indeterminato: un miraggio. Lo si incontra ormai solo nelle alte sfere dei grandi editori, in genere nelle mani di qualcuno che lo ha ottenuto in tempi meno bigi. Molti lo sognano, ma non dobbiamo dimenticare una questione: spesso è del tutto inutile che il correttore di bozze lavori in sede e con un orario fisso. Uno dei rari mestieri nei quali la flessibilità ha davvero senso è, per fortuna, il nostro.

Contratto a tempo determinato: idem come sopra. Costituisce uno scalino intermedio che i datori di lavoro tendono a saltare per approdare direttamente al contratto a progetto.

Contratto a progetto: sostituto del vecchio co.co.co., è un accordo secondo il quale il datore di lavoro sceglie una persona per portare a termine un determinato progetto (per esempio, un libro o una collana di libri). Esso consente di versare (pochi) contributi INPS e di avere una copertura assicurativa. Le condizioni di rimborso per ferie e malattia sono tragiche: esistono nella teoria, ma la loro gestione pratica le rende fondamentalmente inaccessibili. Ciò nonostante, questa formula per certi versi è diventata la soluzione più ambita. Spesso è possibile accordarsi per un pagamento fisso mensile, il netto è tutto sommato accettabile e si ha l’impressione di avere un lavoro vero… Già, anche perché le aziende tendono (criminosamente) a utilizzarlo come un sostituto del contratto a tempo indeterminato, replicandolo sostanzialmente all’infinito (salvo qualche mese di pausa anti-controlli) e chiedendo molto spesso al correttore di osservare un orario preciso, di lavorare in ufficio ogni giorno, di dover mendicare “come tutti gli altri” ferie e permessi che però non saranno retribuiti. Una cosa che pochi sanno è che per legge il co.pro. non può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato; nelle intenzioni del legislatore, ciò dovrebbe scoraggiare le aziende dal trattare il collaboratore come un dipendente…
Per saperne di più sul contratto a progetto: CISL, Wikipedia

Partita IVA: non si tratta propriamente di un contratto, ma finisce sempre più spesso per sostituire diverse formule contrattuali. Molti editori e agenzie chiedono al correttore bozze di aprirla per poter lavorare con loro. Ora, la Partita IVA ha dei vantaggi oggettivi: si è in proprio, dunque non si è soggetti a nessun capo; si possono seguire contemporaneamente molti clienti; si avrà diritto a una certa quota di pensione e assicurazione; si è completamente liberi dal punto di vista dell’orario di lavoro e delle vacanze; ci si può avvalere di collaboratori e diventare così, pian piano, dei piccoli… imprenditori di se stessi (speravo di non doverlo dire). Inoltre esistono delle agevolazioni per i primi tre anni di attività, e non ci sono costi (salvo qualche marca da bollo) per aprirla e chiuderla. D’altro canto le tasse sono altissime, è necessario affidarsi a un commercialista, la continuità di reddito è impensabile e le garanzie di essere pagati in tempo non sono rassicuranti.
Come fare per decidere se aprirla o meno? Gli elementi da considerare potrebbero essere due:
– aprite la Partita IVA solo se avete almeno un buon cliente che vi garantisca una certa continuità di lavoro; altrimenti soccomberete
– considerate che avere la Partita IVA di fatto vi dà accesso a molti più clienti potenziali, che cercano avidamente questo dato nei curriculum.
Dal momento che la situazione non è semplice, vi rimandiamo a qualche illuminante indicazione qui e a un ottimo Manuale Partita IVA gratis qui.

Collaborazione occasionale: in genere si usa nei casi in cui, appunto, il correttore viene reclutato per un lavoro occasionale e non dispone di Partita IVA. La ritenuta è del 20% ma non si versano contributi di sorta (quindi non si hanno i diritti che ne conseguirebbero). L’unico vincolo è che non si deve superare il tetto dei 5000 euro lordi all’anno di guadagno, altrimenti si è costretti a pagare una quantità di tasse che renderebbe questa soluzione davvero poco conveniente. E’ bene quindi farne un uso limitato, magari per saggiare il terreno con qualche cliente, in vista dell’apertura della Partita IVA o se si ha già un contratto a progetto con qualcun altro. Maggiori informazioni qui.

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10 pensieri su “Correttore bozze: il contratto di lavoro

  1. Grazie! E’ esattamente quello che cercavo.
    Sì, la partita Iva evita l’approccio “Ma lo fa come lavoro o solo per arrotondare?”. Qualunque promozione, all’infuori del passaparola, non ha un aspetto molto professionale senza il numero di partita Iva.
    Dal punto di vista fiscale è ‘na bella seccatura, però.
    E poi non si capisce tanto bene quale codice scegliere in Ateco – ma per questo ci sono i tutor dell’Agenzia delle Entrate! (spero)
    Ciao e buon lavoro,
    Umberta

  2. Scusa, approfitto per porre una questione: l’editrice per la quale ogni tanto faccio lavori di editing mi ha detto che la ritenuta d’acconto non è al 20% ma al 4% per i lavori editoriali: ti risulta?
    Grazie!

  3. Sito utilissimo per me che mi sto avvicinando alla professione! Ho una domanda che mi è sorta spontanea: io, con partita IVA, mi accordo con il potenziale cliente per una correzione di bozze. L’accordo è solo verbale (o scritto, ad esempio tramite messaggi su Facebook), o necessita, ad esempio, di una scrittura privata, per tutelarci entrambi?

    • Ovunque sia possibile è meglio ottenere un vero contratto o almeno una scrittura privata, che indichi chiaramente tipologia del lavoro, compenso e tempi di pagamento, prestando molta attenzione alle possibili clausole riguardo a penali economiche in caso di mancata consegna, errore o divulgazione dei materiali. Purtroppo nella maggior parte dei casi non c’è il tempo per tutto ciò o il lavoro è talmente piccolo che non ci si preoccupa di formalizzare la questione. Del resto, anche quando si sono prese tutte le precauzioni può capitare di non essere pagati…

      • Ti ringrazio per tutti questi suggerimenti preziosi.
        Mi sai indicare un modello di scrittura privata con le varie clausole di cui parli? Non vorrei attenermi al solo accordo orale, poichè ho già avuto “fregature” in passato.

        ti ringrazio

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