Studio editoriale (amico o nemico)?

Non sempre il correttore bozze lavora direttamente per una casa editrice. Spesso presta la sua opera a un “intermediario”: uno studio editoriale. Quali sono i pro e i contro?

Gli studi editoriali sono realtà cui l’editoria tende sempre di più ad affidarsi: prendono in carico la gestione di un lavoro, una collana, un settore e, in cooperazione con l’editor della casa madre, trasformano il materiale grezzo in prodotto quasi finito: lo sistemano, lo correggono, lo impaginano, gestiscono la maggior parte degli aspetti della lavorazione e appongono il proprio nome nel colophon, dove solo gli addetti ai lavori guardano.

Per fare tutto ciò hanno bisogno naturalmente di persone con professionalità specifiche: redattori, grafici, impaginatori, traduttori, esperti di rete e via dicendo. Alcuni di questi collaboratori saranno assunti o associati, tutti gli altri saranno freelance (generalmente con Partita IVA).

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del lavoro per uno studio editoriale?

1. La responsabilità
Dato che non siete i diretti referenti dell’editor interno – che statisticamente, lasciatecelo dire, ha addosso un livello di stress tale da diventare pericoloso per l’umanità – non sarete i primi responsabili dell’andamento del progetto: vi risparmierete telefonate in orari notturni, trasferte improvvise, sfuriate apocalittiche quando qualcosa va storto. Verò è, d’altro canto, che sarete anche gli ultimi della catena delle eventuali lavate di capo: in altre parole, il capro espiatorio di tutti i mali. Niente paura, ci farete il callo.

2. La gloria
Specie se si tratta di un grosso progetto, la casa editrice verosimilmente non saprà nemmeno che esistete, per cui nessuno vi renderà merito per un lavoro ben fatto. Spesso, anzi, gli editori chiedono agli studi di farvi firmare una scrittura privata nella quale giurate solennemente di non rivelare per chi state lavorando (con eccezioni, però: gli studi seri segnalano il nome dei collaboratori e se possibile lo inseriscono anche nel colophon).
Il vantaggio è che in questo modo voi non apparterrete a nessuno: potrete lavorare a progetti diversissimi o anche servire la concorrenza senza il minimo scrupolo di coscienza.

3. Il denaro
Qui viene la nota dolente: dal momento che il lavoro passa attraverso un intermediario, il compenso sarà decurtato in proporzione al grado di responsabilità che avrete. Inoltre, gli studi ricevono già un budget fisso, e quindi anche se il lavoro – come spesso accade – vi lievita fra le mani, generalmente non verrete pagati di più.

4. Le opportunità
Su questo fronte, invece, ci sono buone notizie: è molto difficile diventare redattore interno in una casa editrice; non è così difficile invece essere chiamati da uno studio editoriale, che spesso si trova seppellito all’improvviso da progetti di ampia portata, e si mette a scartabellare affannosamente fra i curriculum per cercare un aiuto. Dimostrarvi affidabili, puntuali e disponibili con due o tre studi vi garantirà una vita movimentata, ma sopra il limite dell’indigenza!

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5 pensieri su “Studio editoriale (amico o nemico)?

  1. Con 10 anni di onorato servizio, di cui 8 da libero battitore, presso case editrici, software house e studi editoriali, sottoscrivo pienamente il vostro post. Anche se purtroppo i committenti, di fronte ad un’offerta sempre più ampia, tendono a giocare molto al ribasso sull’aspetto economico e al rialzo su quello della responsabilità.

  2. Ho letto con interesse e vi ringrazio per aver affrontato l’argomento. E’ possibile avere qualche dritta per proporsi al meglio ad uno studio editoriale, specie per persone come me che purtroppo non hanno nessuna esperienza nel campo? E un elenco di studi a cui rivolgersi in prima battuta? Grazie, con simpatia
    Laura Lucchetti

  3. Un elenco studi editoriali ufficiale purtroppo non esiste, anche se stiamo cercando di raccoglierne uno proprio ad uso dei redattori. Quanto all’esperienza, gli studi più organizzati possono essere disponibili a fare formazione o accogliere tirocinanti, ma aver frequentato almeno un corso per redattore aiuta a presentarsi, quantomeno come testimonianza del fatto che si è davvero interessati a quel tipo di lavoro (tanti cercano un impiego da correttore bozze a tempo perso, come “tappabuchi” o per arrotondare, e se passa questa impressione è davvero difficile essere presi sul serio).

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