Caratteri speciali: un’insidia per il correttore

Quando correggete una bozza perdete un mucchio di tempo per segnalare apostrofi usati a mo’ di accenti e accenti usati alla rovescia? Parliamone.

Ne parla, prima di noi, un articolo pubblicato su Giò Fuga Type, sito collegato all’omonimo studio grafico: un contributo utile che ci fa piacere segnalarvi. Vi vengono esaminati i più comuni errori che possono sporcare una bozza in fatto di accenti, segni diacritici e segni ortografici.

Com’è noto e come viene giustamente sottolineato, molte di queste imperfezioni spesso dipendono dal fatto che l’autore, non perfettamente padrone di segreti di Word o Open Office, non ha fatto troppo caso a quegli E’ scritti con l’apostrofo, o a qualche nome magari in lingua straniera che richiede accenti non contemplati dalla tastiera italiana. In altre parole, nel digitare il testo non ha fatto uso dei cosiddetti “caratteri speciali”. In seconda battuta, l’impaginatore può non essersi accorto della questione, o avere omesso qualche ritocco contando di provvedere in seconda bozza. Fatto sta che il correttore dovrà andare a caccia di accenti sbagliati con la furia di un serial killer, ed è bene che lo faccia con le armi giuste.

Un espediente molto comodo è il seguente: man mano che si incontrano parole o elementi che contengano un errore di questo tipo (da citta’ a Gaudì) si può interrompere la lettura e fare una ricerca con lo strumento “Trova” (ad esempio sul Pdf della bozza), annotando tutte le occorrenze sulla stampata oppure impostando nel file la sostituzione di tutti gli elementi (in città e Gaudí). Nulla vieta di appuntare in corso d’opera tutti gli errori di questo tipo su un foglio o un file di testo, e ricontrollarne automaticamente la presenza alla fine. C’è chi preferisce leggere prima l’intero documento, e poi ripercorrere con il “Trova” un vasto campionario di possibilità (a’, e’, i’, o’, u’; à, è, ì, ò, ù; , eccetera, avendo cura di cercare altre combinazioni sospette specifiche del testo); un espediente che lascia però un margine d’errore più ampio. In ogni caso, se si lavora anche sul file è meglio non servirsi della sostituzione automatica (il “sostituisci tutto” o “cambia tutto”): procedendo un passo alla volta si impiegherà più tempo, ma non ri rischierà di trasformare tutti i po’ in

Ciò detto, nell’articolo che ci siamo permessi di citare è fornito uno strumento molto utile per prevenire o curare le imperfezioni finora elencate: una tabella con le combinazioni adatte a inserire nei software di impaginazione i caratteri speciali che non sono presenti sulle normali tastiere. Una risorsa per gli impaginatori, ma anche per noi correttori, specie quando ci capita di dover inserire le nostre correzioni direttamente in XPress, InDesign o simili: da ritagliare e appiccicare insieme alle decine di post-it e bigliettini che, ne siamo certi, incorniciano il monitor dal quale ci state leggendo…

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2 pensieri su “Caratteri speciali: un’insidia per il correttore

    • Cara Francesca, hai valutato se non ti conviene imparare direttamente Indesign, che sarà verosimilmente il più usato nell’editoria? In ogni caso per i corsi su programmi di impaginazione ti consiglio di visitare i siti dei produttori e andare alla ricerca di corsi certificati e/o insegnanti riconosciuti: i costi sono comunque alti, ma almeno hai la garanzia di una formazione valida.

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