Valutazione inediti: come si fa?

Tempo fa abbiamo accennato al lavoro in un’agenzia letteraria come possibilità per chi ha una formazione da correttore bozze o delle aspirazioni in tal senso. Circoscriviamo ora il campo per concentrarci su uno specifico aspetto del ruolo di lettore professionista o consulente editoriale: la valutazione degli inediti, e in particolare la stesura di una scheda di valutazione.

Non solo correzione bozze ed editing, simboli e bibliografie: il percorso formativo e professionale all’interno di un’agenzia, ma anche di piccole o grandi case editrici aperte alla pubblicazione di nuove opere può portare alcuni di noi verso l’attività specifica di selezione e valutazione di manoscritti, ovvero di testi non ancora pubblicati che sono in cerca di un editore o di un agente. Ebbene, colui che legge e seleziona gli inediti dovrà saper stilare schede di valutazione complete ed efficaci. Vediamo di cosa si tratta.

Che cos’è

Una scheda di valutazione è un documento scritto nel quale il consulente fornisce un giudizio a tutto tondo sull’inedito, spiegando con cognizione di causa e in maniera che risulti “leggibile” per il destinatario (che può essere un altro addetto ai lavori, se la valutazione è commissionata dall’editore o da un’agenzia, oppure l’autore, se la valutazione è il servizio che quest’ultimo ha direttamente richiesto) perché e sotto quali aspetti il testo è da considerarsi pubblicabile, salvabile o inadatto alla pubblicazione.

Come si fa

Posto che non è possibile spiegare in un solo post (e forse nemmeno in mille) come andrebbe letto un inedito, dare un’idea di come andrebbe formulata la scheda di valutazione ci riesce più semplice. Al di là delle peculiarità dovute, come già detto, al tipo di interlocutore, in linea generale sarà necessario fornire un contesto che permetta di inquadrare l’opera: in primis qualche dato tecnico (autore, titolo, sottotitolo, numero di cartelle o di caratteri spazi inclusi, contatti dell’eventuale agente che rappresenta l’autore…); poi alcuni elementi orientativi (a che genere letterario può essere ascritta? Segue un filone identificabile? Qual è il destinatario – il target ideale del testo?).

Fondamentale è una sinossi completa e ben scritta della trama, naturalmente nulla di “promozionale”: non è una quarta di copertina, è un vero e proprio riassunto (incluso il finale!). Deve risultare ben chiara l’architettura globale del testo e il senso del suo procedere.

Passiamo allo stile, al lessico, alla sintassi. Com’è scritto questo romanzo: in prima o terza persona, con uno stile rapido e convulso o piuttosto arioso e narrativo? Con una sintassi semplice e fanciullesca, con frasi brevi dal taglio quasi cinematografico, con periodi complessi e ampollosi? Il linguaggio è giovanile, riproduce il parlato, ricalca qualche “maestro” del passato? Il lessico è povero, ripetitivo o articolato, o ancora particolarmente sofisticato?

E ora, il giudizio. Quali sono i punti deboli e forti del testo, in termini assoluti e in relazione alla possibilità che sia inserito nel catalogo di un dato editore? Su cosa l’autore (o il suo editor) dovrebbe lavorare? C’è qualcosa che non funziona nella trama? L’insieme si sposa bene con le esigenze del mercato?

Le nostre impressioni, come immaginerete, dovranno essere condensate in poche cartelle.

A valutare un romanzo o una raccolta di racconti o poesie si impara con l’esperienza. Per fare un po’ di pratica, alcuni suggeriscono di allenarsi elaborando schede dei libri che abbiamo in casa, dai grandi classici della letteratura al romanzo nel cassetto della zia, altri di andare a caccia di schede pubblicate via internet nei siti frequentati dagli emergenti.

Per avvicinarsi a questo mondo e cominciare a comprenderne i meccanismi, però, noi suggeriamo di partire da un manualetto curato dall’Agenzia Il Segnalibro: Come si legge un inedito. La scheda di valutazione, di Gianluca Minotti. Illustra il senso del lavoro del consulente e raccoglie consigli ed esempi, fra cui due schede compilate.

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7 pensieri su “Valutazione inediti: come si fa?

  1. Mi sono avvicinata alla consulenza letteraria o editoriale (ancora non ho capito quale sia il termine più corretto) due anni fa, praticamente per caso. Studio all’università con l’ambizione di lavorare nell’editoria, cercando di accostare allo studio (piuttosto inutile, diciamolo) l’esperienza pratica. Così ho contattato una piccola realtà editoriale pensando che la mia ossessione maniacale per l’ortografia fosse sufficiente per propormi come correttrice di bozze. Ovviamente non è stato così, ma mi hanno comunque proposto di collaborare valutando inediti. A volte mi capita di leggere che per valutare un manoscritto e compilare una scheda occorre essere letterati, intellettuali, studiosi, avere immensa cultura. Io sono una lettrice incostante, di quelle che per problemi di memoria e calo di attenzione devono iniziare un libro e chiuderlo solo dopo che è finito. Non sono una lettrice da libro sul comodino, insomma. Perciò leggo fondamentalmente poco e soprattutto classici, racconti e poesie. Amo i libri con capitoli brevi e possibilmente di quattrocento pagine al massimo. Detesto parlare dei libri che leggo – lo faccio solo quando devo scriverci una recensione – e odio profondamente gli incontri letterari in cui i presenti descrivono le loro impressioni su un testo vomitando i termini più assurdi della Treccani per darsi una parvenza da intellettualoidi.
    Questo per dire che non rientro probabilmente nel profilo del lettore che ci si aspetta e quindi del valutatore che ci si immagina.
    Ho intuito e sono in grado di argomentare con estrema precisione le decisioni che prendo. Non mi permetterei mai di dire che queste qualità siano più importanti della cultura letteraria, so solo che finora nessuno si è lamentato per una mia valutazione. Conosco persone totalmente bulimiche che leggono due libri a settimana e non saprebbero neppure da che parte iniziare per esprimere un giudizio “tecnico” su un testo inedito.
    Insomma, non ci vuole un’immensa cultura per capire se un’opera di narrativa (diverso è il discorso per i saggi ovviamente) ha un potenziale. Ci vuole pratica e l’ho capito sulla mia pelle quando mi son ritrovata tra le mani un manoscritto pessimo, scritto – spero – da una dodicenne analfabeta, e non sono stata in grado di giudicarlo professionalmente. L’unica cosa che pensavo era “fa schifo” e non sono riuscita a trasformare quel pensiero in una valutazione tecnica.
    Oggi mi ritrovo ad affrontare il problema inverso, mi arrivano inediti veramente ben scritti ma talvolta con trame improponibili; e penso che ciò sia una delle cose peggiori che possano capitare, perché è necessario comprendere se un lavoro di editing potrebbe renderlo pubblicabile o meno e non è sempre facile fare una valutazione di questo genere. Secondo me, uno degli errori più frequenti di un esordiente è non capire, prima di scrivere, per quale genere letterario è portato. Esistono esordienti che scrivono in maniera impeccabile ma sono totalmente negati per la narrativa… e gran parte di loro si fissano su quella (spesso con storie già scritte da altri un milione di volte) senza rendersi conto che probabilmente potrebbero essere degli ottimi saggisti. E poi ci sono quelli che hanno buone idee ma scarse conoscenze grammaticali e son convinti che “tanto ci sono i correttori di bozze” quindi è inutile ripassare alcune regole base dell’italiano (in genere sono quelli che riempono il testo di puntini di sospensione).
    Mi permetto di consigliare questa sorta di guida che fornisce tre livelli di lettura e valutazione: http://www.danaelibri.it/rifugio/letturaincrociata/macchinapigra.asp
    E mi scuso per la prolissità, ho letto tutti i vostri post e non potevo esimermi dal commentare questo.
    Grazie per le utili informazioni che fornite!

  2. sono un esordiente e ho ricevuto una scheda di valutazione che mi ha riempito di amarezza. non per il rifiuto, non ero così convinto di essere apprezzato, ma ho la sensazione che non abbiano letto il testo per intero! me lo fanno pensare alcune considerazioni particolarmente grossolane.
    un’altra cosa che mi infastidisce molto è che non ci siano riferimenti concreti, accenni alla trama, ai personaggi… non c’è un nome, un episodio; non c’è nessun dato tecnico (la lunghezza in cartelle, ecc.), non c’è niente di niente!

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