Lavorare in redazione: le insidie

Non ci sono solo case editrici e non ci sono solo romanzi: com’è noto a un correttore di bozze possono capitare testi di tutti i tipi e collaborazioni, freelance o tramite studi editoriali e agenzie, dei più svariati generi. Fra queste possibilità c’è il lavoro per le redazioni giornalistiche: in altre parole, correggere e controllare i testi di un quotidiano, una rivista, un magazine.

Qual è la differenza rispetto al solito libro? In primo luogo, in genere, i tempi: ritmi più serrati, orari tardi (c’è chi fa il turno di notte, specie se assunto all’interno del giornale). In secondo luogo spesso al redattore viene chiesto non solo di correggere i refusi, ma di controllare con maniacale minuzia la correttezza dei dati: nomi di persone e prodotti commerciali, luoghi, date, avvenimenti storici, appartenenze politiche, vernissage, indirizzi. E pezzi copincollati da siti internet o altre riviste (oh sì, certo che accade!). Non è infrequente che si richieda la correzione bozze on-line, collegati direttamente con l’autore con l’aiuto di appositi programmi, o per lo meno il lavoro su file di impaginazione. Un incarico importante e di grande responsabilità, faticoso ma crudelmente appagante. E’ qualcosa di simile a ciò che accade nell’editing di un saggio o di una tesi di laurea, solo più in fretta e con una maggiore attinenza alla contemporaneità.

Dove sta l’insidia? Ce lo spiega con agghiacciante realismo una breve scena tratta da L’inventore di favole, dove il protagonista fra l’altro descrive il processo di correzione e revisione che si verifica intorno a un articolo di un magazine importante. Quanto al film, consigliamo a tutti i correttori bozze di guardarlo per intero in una sera di pioggia, sul divano. Il resto della famiglia noterà solo che  è una buona pellicola, mentre lo sventurato redattore perderà totalmente il sonno, tormentato dal dubbio che qualcuno l’abbia fatta sotto il naso anche a lui.

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3 pensieri su “Lavorare in redazione: le insidie

  1. Posso propormi come correttrice dei correttori?
    Refuso: terza persona singolare del verbo essere (in maiuscolo) scritto con l’apostrofo anziché con l’accento.

    • Giusta osservazione, Giulia, purtroppo però WordPress non accetta la E maiuscola con l’accento e siamo costretti a scriverla con l’apostrofo. Si riesce a inserirla copiando e incollando il testo, ma poi non tutte le versioni di Explorer, Safari o Firefox consentono di visualizzare correttamente il carattere.

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