Correzione bozze: le parole del mestiere – I

Come tutti i mestieri, anche quello del correttore bozze comporta una serie di termini tecnici ed espressioni tipiche del settore che possono risultare oscure per il neofita. Pensando al possibile imbarazzo dello stagista gettato in pasto alla macchina dell’editoria senza preparazione, o forse ricordando il tempo in cui gli stagisti gettati in pasto eravamo noi, abbiamo pensato di raccogliere un glossario orientativo che pubblicheremo (in ordine assolutamente sparso) in più puntate, per non tediarvi troppo. Contiamo sul vostro aiuto per raccogliere le definizioni che possono esserci sfuggite!

Cominciamo dai fondamentali…

  1. Bozza: questo si suppone lo sappiano tutti, la bozza è ciò che il correttore deve correggere; il nome può valere tanto per la stampata quanto per il file. In una bozza, è bene averlo chiaro e non sempre viene spiegato, non ci interessa solamente il testo ma tutto: immagini, organizzazione degli spazi, font e corpo (vedi)… La bozza si legge, si annota, si fotocopia e poi si conserva religiosamente fermata da un elastico, archiviata per data e per livello (prima, seconda, terza bozza, ricevuta il …, consegnata il …) fino a quando l’editore o chi per lui darà esplicitamente il permesso di buttarla via. La bozza non deve fuggire per il mondo per nessuna ragione: anche quando è invecchiata, non usatela per la lista della spesa, non buttatela via senza strapparla in mille pezzi, non abbandonatela sul sedile del treno e se ve la scippano insieme alla borsa siate pronti al martirio pur di recuperarla. Sia per voi come la katana per il samurai (insomma, quasi).
  2. Manoscritto: spesso si sente usare questa parola per indicare l’originale inviato dall’autore, non ancora sottoposto ad alcuna revisione. Non significa necessariamente che sia scritto a mano, naturalmente: in genere è un file Word, anche se in questo campo le sorprese non finiscono mai…
  3. Doppia: un modo rapido per indicare la coppia di pagine composta dalla pagina di destra e da quella di sinistra di una bozza o di un libro. Una cosa cui fare attenzione, durante la correzione, è che gli elementi di impaginazione e gli ingombri (vedi) siano coerenti fra loro: non si vorrà vedere una tabella che a destra comincia a una certa altezza e un’altra a sinistra che comincia un po’ più sotto, oppure due foto collocate in maniera disarmonica (ci si fa l’occhio col tempo), o peggio interlinee, font e corpi (vedi) diversi per elementi uguali.
  4. Interlinea: lo spazio bianco che c’è fra un rigo e il rigo seguente. Ha generalmente una misura definita: se sentite dire che un testo è formattato “a 11 su 12” significa che il testo avrà corpo 11, l’interlinea corpo 12. Nel gergo sostituisce anche il concetto di “riga bianca”: lasciare un’interlinea significa banalmente (in Word) andare a capo due volte.
  5. Font e corpo: la font è ciò che i comuni mortali chiamano “carattere”, ad esempio l’Arial o il Times New Roman. Il corpo si misura in punti, e indica quanto è “grande” la parola: corpo 12, o 12 punti, è il normale formato che potete vedere in un documento Word, mentre un titolo potrà avere un corpo molto maggiore. Se sentite parlare di “corpo minore“, sappiate che si fa riferimento a quelle porzioni di testo (didascalie, citazioni, abstract…) che spesso vengono messe in un corpo che è di uno o due punti più piccolo del testo normale. Nel preparare un testo Word per l’impaginatore, potete dare voi il corpo minore (con gli stili di Word oppure riducendo il corpo a mano, o meglio ancora con l’apposito pulsante che trovate nelle personalizzazioni della barra) oppure segnalare il relativo testo attraverso un “segnale” concordato con l’impaginatore, per esempio [c.min] all’inizio e [/c.min] alla fine.
  6. Cartella, battuta, rigo: sono le unità di misura dell’editoria. Una cartella generalmente corrisponde a 1800 battute (= caratteri, quindi anche gli spazi, le virgole…), anche se in certi ambiti si utilizza la cartella da 1500 o 2000 battute spazi inclusi. Il rigo è invece ovviamente una riga di testo, idealmente quella che occupa l’intera giustezza (vedi).
  7. Giustezza: è la larghezza massima occupata dal testo. Un testo “giustificato” occupa l’intera giustezza, un testo ” a bandiera” (vedi) non necessariamente.
  8. Giustificato, centrato, a bandiera: come tutti noi abbiamo imparato la prima volta in cui abbiamo usato un qualsiasi programma di scrittura, un testo può occupare l’intera giustezza (vedi), e dunque avere un aspetto uniforme (cioè “a pacchetto” o “a blocchetto“), essere disposto al centro della pagina oppure toccare il margine destro o sinistro della gabbia (vedi nella prossima puntata). Se tocca il margine destro, il testo di dice “a bandiera a destra”, come accade in genere alle citazioni iniziali e alle dediche, viceversa sarà “a bandiera a sinistra”. Attenzione: se un testo è a bandiera di solito non ha sillabazione, salvo che nell’impaginarlo sia stato commesso qualche pasticcio che sta a voi individuare.
  9. Ingombro: è, come i precedenti, un termine legato all’impaginazione e sta a indicare quanto spazio un brano di testo occuperà nella pagina. Se vi dicono che bisogna ridurre/aumentare l’ingombro a dieci righe, significa che il testo che state editando deve essere tagliato o rimpolpato finché riempirà esattamente lo spazio che gli è riservato nella pagina. Si tratta di elementi da non sottovalutare: se è vero che il contenuto è la cosa più importante, lasciare un testo con un rigo di troppo per timore di intaccare una frase significa mettere in grossa crisi l’impaginatore e l’architettura del volume, costringendo magari l’ultimo che rivede la bozza a fare un taglio frettoloso e mal assortito per risolvere l’esubero (vedi). Nell’editoria la capacità di prevenire i problemi è un punto di merito per un redattore. Che del resto se li ritroverebbe da risolvere nella bozza successiva, avendo a disposizione meno tempo e magari meno soldi.
  10. Esubero: se l’ingombro (vedi) previsto per un testo è di dieci righe e questo ne occupa dodici, significa che ha due righe di esubero. Il taglio degli esuberi avviene generalmente in prima bozza: meglio viene fatto, meno guai ci saranno in seguito. Salvo casi specifici, pensare che sia un lavoro che tocca all’autore è una romantica ingenuità…

Arrivederci alla prossima puntata!

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12 pensieri su “Correzione bozze: le parole del mestiere – I

  1. Domanda: come faccio, leggendo un testo, a capire il corpo del carattere?
    leggo un libro e mi chiedo: in che corpo è scritto? come posso misurarlo e ho la possibilità effettivamente di misurarlo? il carattere credo si debba andare come dire… “a prove”… digitando su word alcune lettere magari, e cercare di capire quali possono corrispondere al testo. ma la dimensione del carattere?
    so che la domanda ha un che di assurdo, ma mi è venuto questo pallino in testa e non me lo tolgo più… 😀
    potete soddisfare la mia curiosità?
    grazie… e grandi come sempre!

    • in effetti c’è uno strumento specifico, si chiama tipometro e una sommaria descrizione di come si adoperi la trovi in E. Mistretta, “L’editoria” (il Mulino, prima ed. 2002). Però non è facile capirlo, soprattutto se non lo hai mai usato, e temo che sia ancora più difficile trovarlo (il tipometro)…

      • in effetti ho preso il libro di mistretta 😀
        è spiegato ma, come dici tu, è difficile capire, in modo particolare non avendolo mai usato…
        oltrettutto credo che in word le dimensioni differiscano, magari per quanto poco, da quelle che poi si trovano nei libri, dato che vengono usati particolari programmi…
        in ogni caso, grazie anche a te alessandro per il tuo consiglio! 😀

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