Correzione bozze: le parole del mestiere – II

Nel post precedente abbiamo avviato un glossario dei termini tecnici e delle espressioni di settore per agevolare chi si avvicina per la prima volta al lavoro in editoria e rischia, come a molti di noi è capitato all’inizio, di trovarsi spiazzato rispetto a un linguaggio talvolta un po’ oscuro: quello del correttore di bozze professionista. Proseguiamo dunque l’elenco, sempre in ordine sparso, ringraziando quanti ci hanno già suggerito nuove “parole del mestiere” da inserire.

  1. Testatina: chiamata anche “titolo corrente”, è quella breve linea di testo che si trova spesso in cima a una pagina stampata. In genere, la testatina di sinistra riporta autore e titolo del testo, quella di destra riporta il capitolo; ma può anche accadere che a sinistra compaia il capitolo e a destra il paragrafo, oppure che entrambe le testatine contengano il solo titolo generale, a seconda delle scelte dell’editore. In ogni caso le testatine sono uno di quegli elementi che il correttore deve controllare minuziosamente, ripercorrendole una per una e confrontandole con il titolo corrispondente e con l’indice (stesso lavoro viene fatto sui numeri di pagina). Ciò detto, ricordo una collega che scherzosamente parlava di un altro tipo di testatine: quelle che avrebbe voluto dare nel murino.
  2. Dida: sta per “didascalia”. Controllare le dida significa verificare che ci siano tutte, che siano numerate nella giusta sequenza, che siano pertinenti con l’immagine (o il grafico, o la tabella…), che la font e il corpo (vedi) siano uniformi.
  3. Vedova, orfana, righino: le correzioni che il redattore deve fare non riguardano solo il testo, ma anche la sua disposizione. In generale si cerca con ogni mezzo (ossia tagli, piccole aggiunte o l’uso di espedienti concessi dai programmi di impaginazione, come il track) di evitare che la pagina cominci con la riga terminale di un capoverso, ossia una riga non completa che finisce con un punto o due punti (questa è la vedova); finisca con la riga terminale di un capoverso (questa è l’orfana) oppure presenti, alla fine di un capoverso, una riga costituita da una parola incompleta o da una parola molto breve (e questo è il righino).
  4. Zoppa: si tratta di una pagina piena quasi per intero, alla quale mancano uno o due righi per completare l’ingombro (vedi). E’ da evitare, così come il suo contrario, una pagina che consta solo di poche righe, per esempio alla fine di un capitolo (in genere, la tolleranza minima è di cinque righe).
  5. Gabbia: è l’insieme di linee e “scatole” virtuali in cui l’impaginatore stabilisce che saranno contenuti testi e immagini. In un libro standard, i margini estremi della gabbia sono in alto le testatine (vedi), in basso le eventuali note a piè di pagina, a destra e a sinistra la giustezza (vedi) del testo. Se vi dicono che vi hanno lasciato “un box di scarico fuori gabbia” significa che hanno collocato il testo in esubero (vedi) che voi dovrete tagliare in una “scatola” che si trova al di fuori di questi margini, nel file di impaginazione. Inutile tentare di spiegare all’impaginatore che così facendo non avrete speranza di stampare anche il box di scarico, visto che è fisicamente fuori dal foglio. Spostatevi i box in una posizione comoda, o copiatevi il testo in un altro documento, insomma inventate qualche trucco ma non tentate la via della persuasione molesta.
  6. Lorem ipsum, testo finto: abbiamo già dedicato un post al lorem ipsum, spiegando che si tratta di un testo in pseudolatino, di nessun significato compiuto, che serve all’impaginatore per stabilire l’ingombro (vedi) di un testo. C’è chi utilizza al suo posto una successione di “testo finto testo finto testo finto”, o (cosa che sarebbe meglio evitare) un testo vero, preceduto appunto dalle parole “testo finto” o contrassegnato da un colore diverso. In tutti questi casi, a voi sta segnalare che lì c’è del testo mancante o, se richiesto, completarlo voi stessi.
  7. Refuso: nel linguaggio comune è l'”errore di stampa”: una parola scritta con una dopia sola, messa al posto di un’altra smile, in questa frase ce ne sono due, li avete trovati?
  8. Vive: una cosa semplice che lascia però sempre perplessi i neofiti. Se avete segnato a penna una correzione (per esempio avete eliminato un aggettivo) e poi vi siete pentiti, non armatevi di bianchetto: disegnate un circolo intorno alla correzione lungo il margine della pagina e scrivetevi accanto “VIVE”. Significa che quella correzione non va inserita, è come se non esistesse.
  9. Simboli o segni: correggere una bozza non è come rivedere la propria tesi di laurea o il proprio romanzo nel cassetto. Le correzioni dovranno risultare chiare e inequivocabili per chiunque prenda in mano la bozza, senza che debba chiamarvi ogni minuto per domandarvi cosa intendevate dire. Per questo da molto tempo sono in uso degli appositi simboli per la correzione di bozze, dei quali abbiamo ampiamente parlato quiqui. Piccoli elementi grafici che apporrete all’interno della parola su cui intervenire, riporterete al margine della pagina e completerete con la vostra correzione.
  10. Visto si stampi: l’ultimo redattore a controllare la cianografica (vedi) appone il cosiddetto “visto si stampi”, una firma o una sigla o un timbro che decreta che il testo è perfettamente pulito e può andare in stampa. E’ un momento di grande tormento interiore, perché ci si assume ufficialmente la responsabilità personale del proprio lavoro e di quello altrui. La buona notizia è che, se dopo la stampa salta fuori un brutto errore che vi è sfuggito e il visto si stampi l’ha messo un altro,  se la prenderanno prima con lui. Crudeltà a parte, è chiaro che nessun testo sarà mai completamente privo di refusi o imperfezioni: il dovere del correttore è tendere alla massima perfezione possibile, e sperare che le magagne rimaste siano pochissime e irrilevanti ai fini della fruizione del prodotto editoriale.

 

E con ciò vi rimandiamo alla terza e ultima puntata del glossario, fra un paio di settimane!

 


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11 pensieri su “Correzione bozze: le parole del mestiere – II

  1. Che il refuso sia considerato un “errore di stampa” fa sempre arrabbiare un po’ i tipografi, che non possono farci proprio niente se ci dimentichiamo una dopia o scambiamo due parole smili! 😉

  2. […] Vi avevamo promesso di esser giunti all’ultima parte del glossario dedicato ai termini tecnici e alle espressioni gergali usate da chi lavora nel mondo dell’editoria. Le numerose segnalazioni che ci sono giunte ci costringono a prevedere una terza e poi una quarta puntata, per poi tornare a occuparci di argomenti più variegati. A uso e consumo di correttori di bozze, redattori editoriali e stagisti freschi di master, ecco dunque altri dieci suggerimenti. Chi si fosse perso le puntate precedenti, può trovarle qui e qui. […]

  3. forse la mia è un’idea tanto pazza quanto particolare ma… postare un link dove si possano trovare esempi di tutte le “parole del mestiere”? esempi pratici intendo..dove viene indicato qual è il filetto, la testatina, o la vedova, o l’orfana… insomma un esempio visivo… l’idea dicevo forse è troppo particolare, perché probabilemente non semplice da mettere in pratica…ma non si sa mai! io propongo proprio perché in questo sito ho trovato una tale marea di informazioni utili, e di tutti i generi, che una tale aggiunta mi sembra un aiuto in più per coloro che sono alle prime armi.
    clara

  4. ciao a tutti.
    io non sono proprio del mestiere. ho 16 anni e sono alle superiori. ho trovato il vostro sito per caso, cercando delle informazioni per una ricerca. mi spiego:la mia insegnante di italiano mi ha chiesto di fare una specie di ricerca sulle parti del libro (colophon, frontespizio, pagina di… rispetto?non so bene cosa sia, sto cercando di capirlo…e neppure pagina di risguardo…e tante altre che devo cercare) beh insomma le varie parti del libro, insomma come si compone quando ce l’abbiamo sotto mano. a me piace tantissimo leggere, veramente tanto, ma non ho mai pensato che ci fossero tanti termini per comporre un libro!comunque, alcune informazioni (poche… 😦 ) le ho trovate, ma faccio fatica a capire di preciso dove vanno…insomma. mi servirebbero delle immagini con le varie parti del libro (ad esempio che mi indichi qual è questa oscura pagina di rispetto, o il colophon…insomma tutte le parti del libro, frontespizio ecc, così posso capire a quale parte si riferiscono i termini). non sapete consigliarmi un libro o un sito dove posso trovare tutte queste parti?ma tutte tutte?
    grazie mille,
    davide

    p.s.: sto sito è una forza! 😀

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