Divisione in sillabe: per non sbagliare

Capita a tutti: ci sentiamo forti del nostro italiano professorale, eppure c’è sempre l’istante in cui noi correttori di bozze di fronte a un “a capo” un po’ sospetto andiamo in crisi: come si sillaba esattamente “scienziato”, o “trasportare”?

Il fatto che oggi i programmi di scrittura siano in grado di operare automaticamente la divisione in sillabe corretta aiuta fino a un certo punto: i programmi di impaginazione, per esempio, possono essere impostati su altre lingue oltre l’italiano, e se capita (e capita) un file impostato erroneamente sull’inglese dovremo riconoscere il problema e ricostruire noi la sillabazione giusta. E poi, sull’impaginato, non è infrequente dover suggerire di mandare a capo una mezza parola per ragioni estetiche (come evitare il famoso “righino”). Ulteriore caso è quello dei libri di scuola: chi lavora su testi di questo tipo si troverà spesso davanti a pagine di esercizi e spiegazioni sulla divisione in sillabe, che ovviamente non ammettono margine d’errore. Infine, capita di trovare parole, nomi e titoli in lingue straniere, che il programma suddivide come se fossero in italiano.

Ebbene, in caso di dubbio che fare?

Banalissimo consiglio è quello di controllare sul dizionario cartaceo: spesso viene indicata la sillabazione insieme con la pronuncia e il significato. Altrimenti, un valido e rapido strumento è offerto dal dizionario on-line Hoepli: il lemmario prevede infatti una chiara divisione in sillabe. Certo, non vi si troverà “diteglielo” o “trovarvicisi”, ma il buon senso, l’istruzione e una buona grammatica dovrebbero compensare…

Spinosa e complessa è la questione della sillabazione in altre lingue; per l’inglese, un riferimento utile on-line è il Merriam Webster. In un impaginato italiano, tuttavia, sarebbe meglio non spezzare affatto i vocaboli stranieri: nel dubbio, segnalate!

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4 pensieri su “Divisione in sillabe: per non sbagliare

  1. In alcuni casi la sillabazione cambia da dizionario a dizionario. Riempire e intuire vengono sillabate in modi diversi sul dizionario Hoepli e su quello del Corriere. Come regolarci? Qual è quella giusta? In questo caso pare proprio che sbagli l’Hoepli…

    • Sembra che il caso di “riempire” sia un po’ complesso perché “ie” sarebbe un dittongo, quindi indivisibile, ma la parola è anche composta con un prefisso, “ri-“. La Crusca propone ri-em-pi-re. Non credo però (ma sarei felice di sentire l’opinione di qualcuno che sia davvero esperto) che riem-pi-re possa dirsi scorretto. Quanto al caso di intuire, “ui” è sempre dittongo ma la “i” porta idealmente l’accento e questo mi porterebbe alla divisione in-tu-i-re. Non tutti però concordano su questa norma. Credo che in casi del genere l’unica possibilità sia affidarsi a un dizionario o a una fonte affidabile, anche ove se ne trovino altre discordanti.

      http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/divisione-sillabe

  2. Sono d’accordo. I miei dubbi sono incentrati più su “riempire”. Avevo letto il parere della Crusca. Il Serianni, però, riporta: “Tuttavia è possibile, specie quando il senso della composizione sia forte, la spezzatura tra prefisso e base” (es. sub-lu-na-re, ma non sub-ur-bio perché solo in latino e non in italiano si coglie il rapporto tra sub e urbs, urbis). In realtà in “riempire” il prefisso è distinguibile, ma è ormai assorbito nella parola intera, che ha un suo significato autonomo.

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