L’editor italiano

Oggi vogliamo condividere con voi una riflessione interessante sul lavoro dell’editor. Soprattutto perché sono le parole di un autore, ed è sempre piacevole quando è lo scrittore a valorizzare il ruolo della nostra professione piuttosto che mortificarlo o osteggiarlo, come a volte accade.

Non so se Roberto Vacca abbia ragione quando dice che in Italia le case editrici non usano gli editor o ne usano di incompetenti: nel mio lavoro ho incontrato tanti colleghi in gamba, che venivano marcati stretti dai rispettivi direttori editoriali e rendevano davvero migliori i loro testi. Ha ragione invece quando sottolinea come per essere un buon editor occorrano capacità, esperienza, cultura e soprattutto competenza nel settore verso il quale ci si orienta: magari il “ragazzo brillante” qui sbeffeggiato mancava di elasticità e preparazione, ma se sino a quel momento gli erano stati affidati solo libri per l’infanzia o testi di medicina alternativa, forse la responsabilità per la sua leggerezza sta a monte, nella scelta operata dal suo diretto superiore, che avrebbe dovuto accertarsi delle risorse a disposizione del proprio collaboratore prima di gettarlo in pasto a un (giustamente) puntiglioso autore.

Un’ultima osservazione: questo estratto compare, fra l’altro, anche in una pagina web che tratta abbastanza compiutamente il tema dell’editing e di cui consigliamo caldamente la lettura a tutti: questa.

[Ai grandi editori] spesso manca una figura fondamentale come l’editor, cioè quello che fa l’editing, e non quello che stampa il libro. È colui che legge il libro per filo e per segno, dà consigli all’autore, suggerisce nuove formule.
Nei paesi anglosassoni vengono editati anche autori importanti. Questo perchè le case editrici sanno che spesso uno scrittore s’innamora di quello che scrive e questo amore gli impedisce di vedere gli errori e le imperfezioni che commette.
La maggior parte degli editori italiani non usa gli editor, e quando li usa chiama gente incapace. Ricordo, a proposito, quello che mi diedero mentre scrivevo il mio libro di morale, La via della ragione. Bompiani mi disse: «Questa volta seguiamo il suo consiglio: avrà al suo fianco un ragazzo brillante che le farà da editor!».
Questi, un giorno, mi telefonò dicendo: «Lei, nel suo scritto, cita un libro inesistente: Summa Theologica di San Tommaso». Io gli dissi: «Bella notizia! Io ne ho una copia. Varrà cento miliardi!». E lui «No, perchè nel mio breviario c’è scritto Summa Theologiae di San Tommaso». Ed io: «Butta il tuo breviario, prendi una zappa e vai a lavorare nei campi!».
Ecco, fare l’editor non è poi un mestiere così facile. C’è bisogno di molta preparazione.

(Roberto Vacca)

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