Le bozze sono come le polpette

Vi è mai venuta l’infame idea di cucinare polpette per un’orda di amici? Preparate e dosate gli ingredienti, li mescolate, poi cominciate a impastare. Le prime dieci sono grandi come una noce, rotonde al compasso e uniformemente ricoperte di pangrattato. Alla ventesima vi chiedete chi ve l’ha fatto fare, cominciate a perdere la pazienza e le palline si fanno più grandi, meno compatte e decisamente ovoidali. Nel frattempo si è fatto tardi e dovete ancora pelare le patate per il contorno. Le ultime polpette sono grosse come un pugno, si disfano solo a guardarle e si appiccicano inesorabilmente fra loro. Ecco, nel correggere una corposa mole di pagine si rischia di fare più o meno la stessa cosa.

Fate la prova: le prime facciate della bozza sono linde, elegantemente vergate in rosso con correzioni numerose, ben argomentate e chiare da interpretare. Se l’ultimo capitolo porta al massimo due refusi per pagina scribacchiati a margine fra macchie di pommarola e pallini di gomma per cancellare, siete caduti nella trappola. Come prevenire o, alla peggio, rimediare?

Il primo consiglio che ci viene in mente potrebbe applicarsi a qualunque mestiere sulla faccia della terra: le rogne capitano sempre alla fine, tenetene sempre conto quando calcolate i tempi. Antidoto: appena ricevuta la bozza, non limitatevi a partire dall’inizio alla cieca. Scorretela tutta per accorgervi di eventuali problemi macroscopici (un capitolo mancante, un lorem ipsum sospetto, una bibliografia disastrosa?) cui porre rimedio per tempo.

Secondo: per fare una buona correzione bozze è importante lavorare “a strati”. Se la lettura vera e propria si concentrerà su errori di vario genere presenti nel testo, alla fine (ma, volendo, anche all’inizio se si teme di non avere abbastanza energie in coda) sarà bene tornare su tutti gli aspetti che segnano la differenza fra un documento Word amatoriale e un libro: rivedere per esempio tutte le foto con le loro didascalie; poi tutti gli elenchi; tutti i titoli e le sequenze numeriche associate ai capitoli; l’allineamento del testo; le orfane, vedove e zoppe; gli indici, i numeri di pagina, le testatine; il formato delle note e la sequenza dei numeri in apice…

Terzo: suggeriamo di tenere per ultimi quei controlli automatici che, oltre a ripulire definitivamente il testo, risultano meno faticosi e richiedono meno attenzione rispetto alla lettura vera e propria, consentendo inoltre di rendersi conto se ci sono parti del testo rimaste un po’ troppo trascurate. Specie se lavorate già sull’impaginato, è bene quindi procedere a un passaggio finale con il Trova per individuare il maggior numero possibile di trasgressioni alle norme editoriali. Un passaggio con il correttore ortografico (lo ripetiamo a costo di passare per pedanti: non con la sostituzione automatica degli errori bensì con quella manuale) può smascherare qualche imperfezione sfuggita all’occhio umano.

Vorremmo aggiungere che è meglio se avete la possibilità di agire con tempi sufficientemente ampi, il compenso adeguato a fare due letture, la speranza di non trovarvi col testo da completare alle 9 di sera per rispettare la consegna concordata. Saremmo ipocriti però, vero?

 

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6 pensieri su “Le bozze sono come le polpette

  1. Ho corretto solo delle tesi di laurea, che è relativamente semplice, ma ho imparato subito a muovermi in questo modo, se ce n’era il tempo. E a tenere in conto che la bibliografia e il sistema di notazione, al novanta percento, conterranno incongruenze sesquipedali! 🙂

  2. Ecco, ho appena finito di correggere per le “Éditions Michelin” (Francia), la guida turistica “Italie du Nord” (cercavano proprio qualcuno che parlasse italiano e conoscesse l’Italia)… Uffa ! Un vero “lavoro cinese”! Di polpette avrei potuto farne tantissime con questo librone (1.400.000 caratteri + controllo di tutte le piantine, ecc.) di cui non vedevo la fine…
    Un lavoro pesantissimo da fare, comunque me la sono cavata bene anche se, per la mancanza di sonno è stato un po’ “difficile”.
    Siccome, oltre i soliti errori di ortografia e tipografia, c’erano tante cose da controllare, ho dovuto ricominciare da capo parecchie volte, per non dimenticare niente, con ORDINE, PAZIENZA e DISCIPLINA! Ecco l’unica “ricetta”!
    Se vi capita di avere qualche riga in francese da correggere (dato che le regole di tipografia francese e altre “cosettine” sono un po’ diverse da quelle italiane), potete pure contattarmi, giacché ho la doppia cittadinanza, sono correttrice di bozze da oltre trent’anni e abito in Francia.
    Spero di non aver fatto errori in italiano… potrebbe anche capitare. Caso mai, fatemi il favore di dirmelo, grazie!

    Ciao! A presto!

    Maria Ida Artusi-Tessier

      • Adesso no, devo uscire di casa. Forse se ce la faccio a trovare un momentino domani.
        La prima cosa però sarebbe proprio questo “spazio insecabile” (non so come lo si chiama in Italia, in Francia si dice “espace fine”) che dobbiamo mettere in francese prima dei “simboli” ! ? : ;
        È un esempio…

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