Correggere una guida turistica

Le bozze non sono tutte uguali, è facile capirlo. In particolare, alcune tipologie di pubblicazioni hanno delle peculiarità proprie che richiedono (possibilmente) un’esperienza specifica; è il caso delle guide turistiche.

Correggere una guida significa in genere, in primo luogo, fronteggiare una corposa mole di pagine (talvolta sopra il migliaio) che di conseguenza sono pagate il minimo possibile benché debbano essere consegnate in tempi ridotti. A tutto questo siamo, ahinoi, ormai abituati; per il momento concentriamoci sulle insidie tipiche, rimandando le lamentazioni alla pagina dei commenti.

1) Se il volume costituisce la riedizione di una guida in lingua straniera, potrebbe essere stato tradotto con scarsa cura. Anche il traduttore ha avuto a che fare con moltissime pagine pagate male da consegnare in poco tempo, e verosimilmente il testo è stato suddiviso fra più collaboratori. Inoltre, non è detto che ciascun traduttore avesse (oltre all’esperienza specifica nella lingua di destinazione e nella tecnica di lavorazione) le auspicabili competenze in fatto di gestione di uno scritto destinato alla stampa. Ciò significa che probabilmente avrà tradotto fedelmente ciò che trovava, senza curarsi non dico di risolvere difformità ed errori “formali”, ma almeno di non produrne di nuovi. Se si considera che con ogni probabilità il materiale di partenza era già fatto con i piedi… si salvi chi può. Un consiglio: se anche la redazione in italiano viene spartita fra più colleghi, inventatevi un sistema di coordinamento efficace per operare sulla base dei medesimi criteri e, se possibile, nominate un coordinatore ossessivo e implacabile.

2) Garantire le uniformità in un testo simile è quasi impossibile, eppure bisogna farlo. Non è in questo caso solo una questione di professionalità, bensì di fruibilità vera e propria della guida: la grafia dei nomi (per esempio, Plaza X, Valley Y, Musée Z si traducono o si mantengono in lingua originale?) deve sottostare a disciplina ferrea per permettere al turista di ritrovarsi negli indici e nelle cartine; titoletti ricorrenti come “Cose da fare” o “Acquisti” devono essere sempre uguali, perché le rubriche cui appartengono abbiano veramente senso nella consultazione; definizioni che implicano un giudizio o la descrizione di una tipologia – per esempio un certo genere di locale – devono risultare, se non identiche, almeno omogenee (per esempio, l’espressione “piccola taverna alla mano” deve costituire un’etichetta, a costo di generare ripetizioni, per identificare tutti gli esercizi che possono essere descritti in questo modo in opposizione ai “ristoranti eleganti”). Ancor più importante: il modo in cui sono indicati dati concreti come prezzi, giorni e orari di apertura, funzionamento dei mezzi pubblici et similia deve naturalmente essere unico e inconfondibile in tutta la guida e seguire una logica di buon senso, a seconda che si esprima sotto forma di informazione sintetica (poniamo, “lu-sa 9:00-18.00 € 8”) o discorsiva (verosimilmente, “è aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 18, ingresso 8 euro”). Idem per i rimandi interni: se per esempio un certo contenuto di approfondimento ricorrente viene chiamato “box”, non si dovranno vedere mai dei “vedi riquadro” o “prospetto” per farvi riferimento.

3) A proposito di rimandi interni… Normalmente una guida contiene migliaia di riferimenti da controllare: ci saranno rimandi sia dagli indici alle pagine interne, sia fra pagina e pagina. Probabilmente un accorgimento come un grassetto o un colore renderanno riconoscibili gli elementi che il lettore potrà ritrovare negli indici, nei citati box, nelle mappe. Tutto questo richiede un controllo certosino, lento, noioso e passibile dei tipici errori da esasperazione.

4) Non dimentichiamo le mappe! Non sono solo immagini buttate nel testo. E’ necessario controllare che siano state inserite secondo il giusto criterio, che i testi interni siano stati tradotti e rispondano alle norme editoriali, che i numeri di riferimento disseminati nel testo e nelle legende corrispondano a quelli indicati all’interno della cartina vera e propria. Non è infrequente che le mappe siano trasmesse invariate e invariabili dall’editore originale; per quanto assurdo ciò possa sembrare, non ci si può fare nulla, se non cercare di rendere il tutto il più possibile fruibile e intuitivo per l’utente.

5) Se lavorate sul file di testo preliminare all’impaginazione, troverete numerosi “marcatori” che serviranno all’impaginatore come guida per inserire simboli o variazioni di font e corpo. Fate molta, molta attenzione a non modificarli, soprattutto usando la sostituzione automatica (spesso si tratta di elementi ben riconoscibili, ma che succederebbe se un marcatore fosse costituito per esempio, criminalmente, da due parentesi tonde intervallate da uno spazio? Ho visto cose che voi umani eccetera eccetera). Siate metodici anche nell’impostare rientri, stili e tutto ciò che nel file del grafico si dovrà trasformare in qualcosa di specifico.

6) A contorno di tutto ciò c’è il linguaggio tipico di questo genere di pubblicazioni, simile solo a se stesso. E’ giusto conservarlo, per convenzione, per ragioni funzionali e per vezzo stilistico. Non perdete tempo a rendere letterarie frasi scarne e descrizioni dalla struttura monotona, purché siano chiare e scorrevoli.

7) Insidia conclusiva o, se volete, preliminare a tutto. Se la stesura del preventivo di consegna e costo spetta a voi e non avete mai avuto a che fare con la revisione di una guida turistica, tagliate corto: pensate a una cifra e a un tempo di lavorazione e… raddoppiateli.

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3 thoughts on “Correggere una guida turistica

  1. “Anche il traduttore ha avuto a che fare con moltissime pagine pagate male da consegnare in poco tempo” è un argomento che si sente ripetere spesso. Ma davvero un traduttore bravo (= che oltre a conoscere la lingua tradotta sappia scrivere nella propria lingua) diventa meno bravo se deve lavorare di fretta o per meno soldi di quanti ne meriterebbe?

    • Secondo me, assolutamente sì. Qualunque lavoro se fatto di fretta e per di più con la sensazione di essere sfruttati viene peggio rispetto a un lavoro in cui il tempo, il rispetto per la professionalità e il compenso siano adeguati.

  2. Be’ ma tra il lavorare di fretta e quindi leggermente al di sotto dei propri standard e il lavorare “con scarsa cura” (come dici nel post) c’è una bella differenza. Intendo dire che un bravo traduttore, se lavora di corsa, si lascia scappare magari qualche svista. Mentre una traduzione uniformemente mal fatta non può avere come alibi la fretta. La vedo così.

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