Diventare un (miglior) correttore di bozze

La strada fra Correttore bozze così così e Miglior correttore bozze italiano (o mondiale, perché no?) è lastricata di dettagli che fanno la differenza. Espressione, quest’ultima, che il Correttore numero uno probabilmente segnalerebbe come abusata e da riformulare.

Uno di questi dettagli sta nell’individuare un problema di qualche genere nel testo, ma proporre una soluzione che risolve poco o peggio complica le cose. Una situazione che può declinarsi in migliaia di esempi, ragion per cui pescherò direttamente nei ricordi personali: stagista presso uno studio, stavo lavorando all’editing di un romanzo americano del quale si preparava l’edizione italiana. Incontrai una frase che diceva, più o meno, “Uscì sgranocchiando un biscotto Oreo”. Stiamo parlando di parecchi anni prima che gli Oreo sbarcassero in Italia, quindi mi accorsi che quel nome costituiva una nota dissonante rispetto alla sperabile armonia generale. Solo che proposi, come alternativa, “un biscotto Saiwa”. Idea infelice, mi fece notare la caporedattrice: se uno sconosciuto Oreo stride in un testo italiano (tutti ci stiamo ancora chiedendo che cosa fossero le toffolette che arrostiva Charlie Brown, dopotutto) un biscotto Saiwa in una fattoria dell’Oregon stride altrettanto, se non peggio. Fra l’altro, gli Oreo non somigliano affatto agli Oro Saiwa. Perché non accontentarsi dunque di “un biscotto”, o proporre qualcosa come “un dolcetto”? Non ho verificato se i Ringo esistano anche negli Stati Uniti, ma in tal caso potrebbero essere loro la soluzione perfetta.

Insidie di questo genere sono frequentissime nell’editing di narrativa, ma il concetto è valido per qualunque aspetto della revisione di un testo. Segnalare un “1° parte” e proporre di correggere in “1a parte” è un esempio di soluzione-non soluzione (la correzione equivale sostanzialmente all’originale per bruttezza e difformità dalle norme editoriali di uso comune). Trovare un termine spagnolo e annotare “Inserire accento?” non aiuta affatto chi prenderà in mano la bozza dopo di noi (quale accento manca? L’impaginatore sarebbe costretto a cercarselo su internet e copincollarlo, con un rischio di errore esponenziale e una possibilità di verifica molto bassa da parte di chi riscontrerà la seconda bozza). Imbattersi in un box di approfondimento rimasto pieno di Lorem ipsum dentro un manuale, un testo scolastico o una rivista e apporre un commento ben visibile “Riempire box” qualifica come buon redattore; Mr. Miglior redattore però probabilmente specificherebbe di quale argomento verosimilmente il box avrebbe dovuto trattare, e magari proporrebbe una breve scaletta da cui l’autore possa sviluppare il testo mancante. Non senza aver avvertito la redazione centrale in modo che si possa allertare l’autore e ottenere il testo mancante in tempo per la consegna della bozza.

Mr. Miglior redattore dovrebbe essere pagato molto bene.

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