Correzione bozze: bibliografie scientifiche

Alcuni correttori di bozze sono specializzati in pubblicazioni scientifiche e mediche; ad altri, più versati per le materie umanistiche, capita di avere a che fare con saggi specialistici dalle bibliografie lunghe, complesse e… piene di falle. Ecco qualche dritta.

La correzione bozze della bibliografia è uno dei compiti più specifici per un redattore di saggistica e comporta tre fondamentali operazioni:
1) il controllo ortografico;
2) l’adattamento alle norme editoriali;
3) la verifica della completezza e correttezza dei dati.

1)

Sul primo aspetto c’è poco da spiegare: la bibliografia è un testo e come tale non deve contenere errori. In questo caso spesso c’è la complicazione dell’idioma: i titoli possono essere in inglese o in altre lingue magari non ben padroneggiate dal correttore. Ci si può aiutare un poco con il controllo ortografico di Word impostato sulla lingua corrispondente, o affidarsi alle verifiche di cui al punto 3.

2)

Abbiamo dedicato un post ai trucchi per uniformare la bibliografia alle norme editoriali, soprattutto se essa è redatta secondo i canoni APA (come in genere accade nella saggistica specialistica, specie se di area anglosassone) e questi non coincidono con le regole stilistiche della casa editrice.

3)

Può stupire scoprire che, nonostante esistano molti modi per stendere una bibliografia completa e corretta, sovente gli autori consegnano una lista di titoli piena di inesattezze e dati mancanti: nomi di autori incompleti o con grafie errate, indicazioni di volume e pagina mancanti, abbreviazioni non uniformi, o “code” misteriose fatte di codici alfanumerici difficili da decodificare. Il lavoro del correttore è, come sempre, quello di rimettere le cose a posto e completare i “buchi”.

Come si fa?

Non è prudente fidarsi di una ricerca generica copia-incolla su Google: spesso, se l’autore ha riportato un titolo con errori, lo ha copiato proprio dai risultati di Google o da una fonte che a sua volta conteneva quegli errori. Inoltre, il motore probabilmente troverà il titolo anche se esso contiene un paio di refusi, che potrebbero così più facilmente sfuggirci.

Se si tratta di un volume, il primo posto dove controllare è il database Opac. Funziona benissimo soprattutto per i titoli in lingua italiana, più facili da reperire in patria, ma naturalmente contiene anche moltissimi riferimenti a letteratura internazionale.

Se la casa editrice è indicata o facilmente reperibile, il sito dell’editore è la fonte più affidabile. Curiosamente, non sempre è facile trovarvi informazioni complete (per esempio anno di pubblicazione, ristampe, elenco dei contributi interni). Talvolta Amazon può essere di aiuto, specialmente per volumi recenti e soprattutto se consente la visualizzazione di un’anteprima con la pagina del colophon e l’indice generale (in caso contrario, non è bene fidarsi troppo su date e nomi di editori; inoltre in genere non è indicata la città di edizione). In questo, anche Google Books dà una generosa mano, perché in molti casi offre la visualizzazione parziale o totale del testo in pdf, prime pagine incluse.

Se si tratta di un articolo su un periodico, la cosa può sembrare più ostica. Quando abbiamo iniziato a fare questo mestiere, reperire certe informazioni era in effetti un’impresa infelice. Oggi, fortunatamente, i database online sono più completi e accessibili e le connessioni veloci come il lampo.

In primo luogo, il sito ufficiale della rivista che ospita il contributo in genere contiene un motore di ricerca interno che fornisce tutte le informazioni su un articolo (e dà certezza sulla corretta maniera di abbreviare il nome del periodico).

Qualche volta, però, il nome della rivista non è indicato, o è sbagliato. Ecco che corre in aiuto uno strumento affidabile e comodissimo, il database PubMed.

All’inverso, quando l’autore o il medical writer copia-incolla i titoli da questo tipo di database, inserisce dati completi e corretti ma spesso fornisce anche elementi che non sono realmente utili per un volume destinato alla stampa, come link diretti all’articolo online o una cosa che potrebbe apparire così: doi:10.1111/j.1469-7610.2008.01923.x. Semplificando, il DOI (Digital Object Identifier) è un codice di identificazione che, per i contenuti online, è in qualche modo paragonabile all’ISBN per il cartaceo e può essere molto utile al redattore per controllare la correttezza dei dati, ma è del tutto inutile in una bibliografia stampata su carta e perciò (salvo istruzioni diverse) può essere cancellato in correzione.

 

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