Correzione bozze: trucco anti stanchezza

Per lavorare come correttore di bozze occorre una concentrazione ferrea. Naturalmente, nessun essere umano può mantenere un livello di attenzione molto alto per ore e ore, nonostante l’allenamento e la buona volontà.

Per mantenersi efficienti, oltre al caffè e alla prospettiva del bonifico a 30 giorni, è indispensabile inventarsi dei trucchi del mestiere. Uno che troviamo particolarmente efficace, soprattutto per i testi di una certa complessità lessicale, fa pensare alle penalità del gioco dell’oca: arretra di una casella, di due, torna al punto di partenza…

Il trucco del gioco dell’oca

Ecco come funziona. Ogni volta che vi sentite stanchi e annebbiati o che rientrate da una breve pausa, risalite al capoverso precedente e rileggete quindi l’ultima manciata di righe appena corrette: se una frase vi suona totalmente nuova, forse il vostro cervello si era spento qualche minuto prima di incontrarla e sarà meglio risalire all’indietro di un altro capoverso, fino a riconoscere una correzione applicata a mente fresca, quindi ripartire da lì. Se il testo invece vi suona familiare, ma non reca nessuna correzione, è probabile che rileggendolo troverete un refuso sfuggito o un vocabolo che merita un sinonimo più efficace.

Ognuno ha il suo antidoto

Saltare alla “casella” precedente non è l’unico antidoto alla stanchezza: per combattere i tradimenti del cervello ogni redattore può inventare i propri o prendere ispirazione da quelli dei colleghi.

Quando si leggeva esclusivamente su carta, per esempio, ci insegnavano a tenere un righello o un foglio bianco piegato a metà sulla pagina, scorrendo le righe una alla volta per essere certi di non saltarne nessuna e diminuire le distrazioni. Volendo, si può farlo anche a monitor, scendendo con il cursore un rigo dopo l’altro.

C’è chi di tanto in tanto legge una frase ad alta voce, per ravvivare la propria attenzione, o cerca di scandirla nella mente, magari con un accento buffo o immaginando un personaggio a recitarla.

Può servire anche inventarsi un gesto specifico da collegare al recupero della concentrazione (stiracchiarsi in modo “rituale”, bere un sorso d’acqua, alzarsi e risedersi…). Se non lavorate in un affollato open space potete permettervi manifestazioni corporee anche più stravaganti.

Verificare se ci siamo distratti

Se non siamo certi della nostra presenza mentale durante la correzione di un testo, possiamo anche tornare sui nostri passi e recuperare.

Una variante al sistema del gioco dell’oca di cui sopra consiste nello scorrere la bozza terminata e rileggere le parti che non recano nessuna correzione per un numero di righe potenzialmente sospetto: è verosimile che le abbiate affrontate con la testa da un’altra parte (non c’è da vergognarsi, accade a tutti noi, e più volte al giorno).

Per i punti più delicati del testo, come i titoli, si usa rileggere alla rovescia parola per parola (per esempio “stanchezza anti trucco bozze correzione”) o scandire le lettere una per volta (“C-O-R-R-E-Z-I-O-N-E…”).

Rileggere alla fine tutti i titoli e titoletti di un volume, oppure tutti i riferimenti bibliografici interni, o gli elenchi, è un altro supporto alla spontanea tentazione a saltare alcuni elementi del testo; in questo ognuno ha il suo punto debole, non necessariamente secondo una logica: il mio, personalmente, sono le date, che istintivamente sarei portata a trascurare come se fossero macchie sulla pagina.

Naturalmente il metodo migliore di tutti sarebbe chiudere il portatile per un’ora e andare a fare una passeggiata, ma non pretendiamo troppo.

 

 

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