Lavoro editoriale: come non perdere i pezzi

Il lavoro editoriale non è solo correzione bozze, ma anche organizzazione e gestione: quando si ha a che fare con progetti complessi cui collaborano vari redattori la difficoltà principale sta nel non “perdere i pezzi”.

Prendiamo il caso di un saggio: oltre che dai capitoli veri e propri esso sarà composto da molti elementi volti a completarlo e confezionarlo come “libro” (prefazioni, indici, recensioni, ringraziamenti…), ma che potrebbero sfuggire al controllo del redattore che si vede inviare dei Word magari numerati alla carlona. Con la drammatica conseguenza di trovarsi in chiusura della terza bozza con una foliazione incerta e mille “frammenti” da editare e collocare all’ultimo minuto.

Se alla pubblicazione si lavora in gruppo, poi, chi coordina il tutto ha una grossa responsabilità nel verificare che ogni passo della procedura sia stato eseguito e verificato dalla persona giusta e nel tempo atteso.

Per sopravvivere a tutto ciò è indispensabile creare una routine organizzativa ferrea, pur se flessibile per adattarsi alla tipologia del testo in questione. Ecco qualche consiglio che speriamo sia di aiuto.

1) Immaginare quello che non c’è

Quando si inizia a lavorare a un volume che dovrà essere gestito nella sua interezza, è bene in primo luogo creare un documento (per esempio un file Excel) con l’elenco di tutte le parti del libro di cui possiamo ipotizzare l’esistenza.
Un possibile esempio:

Colophon
Frontespizio
Biografia autore ed eventuale foto
Ringraziamenti
Recensioni
Pagina di collana (informazioni generali, crediti, loghi…)
Presentazione della collana
Presentazione del volume
Indice
Prefazione
Introduzione
Occhiello “prima parte” e successivi
Capitoli
Immagini ad alta risoluzione
Bibliografia
Indice dei nomi
Indice analitico
Postfazione
Pagine finali
Quarta di copertina
Risvolti
Copertina
Fascetta
Materiale extra scaricabile online

Per agevolare la gestione di tutte queste parti è utile inserire, per ogni elemento, la data di ricezione dell’originale e le date di correzione e impaginazione delle successive bozze. In questo modo sarà possibile via via eliminare “pezzi” che non saranno presenti senza rischiare, all’inverso, di scordarne qualcuno. Abbiamo condiviso il nostro tipico file di lavorazione quando abbiamo parlato dell’organizzazione del lavoro editoriale.

2) Chiedere al cliente di confermare quali saranno le parti del volume

La logica suggerirebbe di domandare al cliente la struttura del progetto prima di immaginarla da soli, ma l’esperienza invita a fare il contrario: non tutti i committenti hanno lo stesso livello di cura e anche a loro può essere sfuggito qualcosa nella programmazione. Condividere il nostro elenco in forma di gentile richiesta di conferme agevola tutti e comunica la rilassante idea che sappiamo cosa stiamo facendo e ci occuperemo noi di non perdere qualche ruota per strada.

3) Preparare i file con criterio

Quando sottoponiamo a editing e correzione bozze gli originali in Word, ricordiamoci sempre che dovremo inviarli a un impaginatore che non ha la sfera di cristallo: indichiamo da subito (e con lo stile giusto) componenti come occhielli, titoli, foto ancora mancanti, elementi tipici della collana. Ha, evidentemente, molto più senso spedire un file che comincia con “PARTE PRIMA [interruzione di pagina], Capitolo 1, Titolo del capitolo”, anche quando il titolo ancora non è stato stabilito, rispetto a un file senza nome né intestazione. Essenziale predisporre da subito anche l’indice: per aggiornarlo e perfezionarlo avremo tempo nelle bozze successive.

4) Impostare l’impaginazione

Se abbiamo un’idea ragionevolmente certa della struttura del testo (per esempio quando esso appartiene a una collana di cui abbiamo già gestito altri numeri) chiediamo all’impaginatore di prevedere in prima bozza i file di tutte le parti del libro, a cominciare dalle pagine “fisse” come presentazioni di collana, pagine iniziali (il classico “file 00”) e finali, colophon con i dati provvisori. Le parti ancora prive di un contenuto possono essere lasciate vuote, ma almeno sapremo che esistono e non rischieremo di accorgerci che mancano il giorno prima della chiusura.

5) Coordinare i collaboratori

Per fare in modo che tutti i professionisti che lavorano intorno a una certa pubblicazione abbiano in mente quali sono i “pezzi” da manipolare e a che punto del processo si trovano, è utile condividere (magari anche con il cliente) i progressi della lavorazione con strumenti per il telelavoro come Wunderlist o i calendari interattivi di cui abbiamo parlato nel post dedicato al planning.

In tutto ciò bisogna considerare una variabile imprevedibile costituita dalla possibilità che l’autore, o il committente che fa da intermediario, tolga e aggiunga pezzetti in corso d’opera preda di ripensamenti e modifiche postume. In questo caso, avere un livello maniacale di pianificazione è un buon salvagente contro lo sconforto e l’emicrania del venerdì.

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