Editing: adattamenti, traduzioni, riedizioni

Come si fa l’editing di un libro che costituisce la riedizione o l’adattamento di un testo già pubblicato, magari in un’altra lingua?

La parola “editing” descrive un ampio ventaglio di operazioni da fare su un testo e non basterebbe un anno di post per descriverle tutte. Vogliamo qui concentrarci semplicemente su un caso specifico: la preparazione di un testo che deriva da un libro precedentemente pubblicato, soggetto a modifiche, adattamenti o alla traduzione e conseguente adeguamento al contesto.

Per prima cosa va detto che un lavoro del genere richiede di essere “pensato” con molta intelligenza. Sarà il direttore editoriale, o comunque l’editore, a progettare le scelte principali che stanno a monte: cosa mantenere, cosa eliminare o modificare, quale taglio dare al nuovo prodotto e con quale obiettivo… A chi seguirà le fasi di editing e correzione bozze spetterà un compito di altrettanta intelligenza e lungimiranza: applicare nel concreto le scelte e fare attenzione a non cadere nelle tipiche trappole che attendono, in questi casi, il redattore.

  1. Questioni di traduzione. Il lavoro di traduzione di un testo è particolarmente complesso e sfaccettato laddove si tratti di un libro “famoso”: si pensi alle molte domande che dovette porsi Salani nel tradurre e adattare i nomi nella saga di Harry Potter. Se invece si tratta di un testo operativo (un manuale, un volume ricco di materiale didattico, un self-help…) sarà necessario ragionare a fondo su cosa mantenere, rispetto all’originale, cosa adattare al contesto italiano (è il lavoro chiamato localizzazione), cosa non è proprio applicabile al prodotto finale e richiede un taglio o una rielaborazione profonda.
    Ecco un esempio semplice tratto dalla prima bozza di un testo formativo nell’ambito della terapia dialettico-comportamentale. Il volume e l’autore (britannico) sono piuttosto conosciuti, quindi la prima stesura della traduzione è stata volutamente conservativa; pur nel rispetto dell’originale, il redattore non può però lasciare intoccata una frase come quella che segue, che presuppone la guida a destra, pena lo stravolgimento del senso:Schermata 2019-08-06 alle 11.41.29
    Il problema dei riferimenti collegati alla cultura di origine è vastissimo. Per esempio, un testo che spieghi come comportarsi se si ha un figlio con disabilità motoria non potrà conservare i link alle associazioni e centri riabilitativi del Regno Unito (ma nemmeno le indicazioni sulle procedure per accedere a servizi che erano attivi nel territorio nazionale 15 anni prima). Bisognerà regolarsi con scelte ponderate a monte e in conseguenza di esse fare attenzione a un mucchio di cose: per esempio, come sono stati tradotti ruoli professionali, ordini scolastici, farmaci, o a descrizioni come “il caos in corridoio durante il cambio di lezione” laddove, da noi, è il professore a cambiare classe e non gli studenti…
  2. Non è lo stesso libro. Tralasciando gli adattamenti ancor più macroscopici, il formato, la disposizione del testo, la posizione di box e contenuti extra potrebbero non coincidere dalla prima all’ultima versione di un libro. Prendiamo l’esempio che segue: è la scheda di un manuale di auto-aiuto che nell’originale occupava interamente la pagina ed era seguita da una bianca. Schermata 2019-08-14 alle 16.05.04
    Nella nuova edizione, di formato più grande, resta ampio spazio per scrivere; in compenso la scheda è inserita all’interno del capitolo e, dunque, non c’è nessun retro su cui scrivere. Il correttore di bozze dovrà quindi adattare il testo, per esempio modificandolo in “utilizza un foglio a parte” o eliminando del tutto l’indicazione.
    Si potrebbero citare innumerevoli casi analoghi: box promessi “alla fine del capitolo” che invece saranno inframmezzati a esso o raccolti in appendice, riferimenti “in nota” che invece sono finiti in bibliografia… Ricordiamo che questo tipo di discrepanze ci dà anche un certo margine di intervento: possiamo, magari, permetterci di citare una poesia suddividendo i versi con la barra obliqua per guadagnare righe, o moltiplicare il numero di righe da compilare in una tabella, per la ragione inversa.
    Un problema altrettanto tipico si verifica quando una porzione di un volume (collettaneo o meno) viene utilizzata per comporre un volume diverso, portandosi dietro riferimenti interni da sopprimere o adeguare, indici dei nomi “scaduti”, norme di collana non adatte e altri elementi “estranei”.
    Più massicci saranno gli adeguamenti dalla vecchia alla nuova edizione, maggiore sarà il numero di fattori a cui prestare attenzione.
  3. Il tempo passa. Il caso che segue è altrettanto tipico e proviene da un saggio degli anni Settanta divenuto famosissimo presso il pubblico di appassionati dell’argomento, quindi molto delicato: l’editing ha richiesto vari passaggi di “marcia indietro” per conservare il sapore della prima edizione senza rinunciare a darle un senso contemporaneo. Come ci si comporta però, per esempio, con le date espresse nella prefazione alla riedizione inglese, recente ma non recentissima?Schermata 2020-01-31 alle 12.19.16
    Il lavoro del redattore qui è di porsi la domanda e, se non è certo della risposta, girarla a chi prende le decisioni.
  4. Quel che fu scritto va impaginato. Poniamo il caso di un testo da accorciare pesantemente, oppure ricavato in modi oscuri da un vecchio file Xpress, o ancora fuori catalogo e acquisito in OCR: oltre alla consueta folle ricerca dei refusi generati dal mezzo tecnico, potremmo avere numerose immagini da reinserire daccapo nel nuovo impaginato. Magari, non tutte. Magari, in posizioni diverse e/o con una nuova numerazione aggiornata. Oltre a compiere uno sforzo di attenzione notevole per raccapezzarsi, il redattore dovrà concordare un sistema per aiutare chi impagina a non confondersi, e chi correggerà la bozza successiva a verificare con certezza.
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  5. I copia incolla annuali. Ci sono pubblicazioni, come i report aziendali, gli annuari o i cataloghi, che si ripetono di anno in anno con la medesima struttura, ma dati nuovi. In questo caso il lavoro di progettazione non è particolarmente complicato, ma il materiale potrebbe arrivare da molte fonti in tempi diversi ed è molto, molto facile che al grafico sfugga di modificare l’autore o il titolo di un articolo, o una tabella da sostituire, oppure che aggiorni correttamente i contenuti ma rimandi (o dimentichi) di ingrandire o ridurre lo spazio in cui essi vanno inseriti, aspettando che il testo sia definitivo prima di modificare un grafico elaborato. Il contributo del correttore sarà qui molto meccanico (controllare riga per riga tutti i dati dal Word o Excel all’impaginato) ma essenziale: si tratta di dati di enorme rilevanza per le aziende che commissionano il lavoro.
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In tutte queste situazioni tipiche del lavoro editoriale l’obiettivo finale, oltre al proprio legittimo compenso, è che il lettore non abbia a sospettare che prima dell’intervento dei correttori il libro fosse diverso da come lo vede, e magari migliore.

Un pensiero su “Editing: adattamenti, traduzioni, riedizioni

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