Correzione bozze: l’aspetto emotivo

Cosa succede se durante la correzione bozze l’aspetto emotivo diventa un limite all’efficienza?

Il correttore di bozze è un essere umano, e come tale è soggetto a emozioni e umori. Imparare a controllare questo aspetto può giovare molto al proprio lavoro.

Siamo samurai, non lasciamoci impietosire

Partiamo dal caso meno probabile. Quando dite in giro che fate il correttore di bozze o l’editor la maggior parte delle persone probabilmente commenterà: «Oh, che bello, leggerai un sacco di bei romanzi!». Statisticamente in realtà leggerete veramente di tutto, fuorché bei romanzi; qualche volta però vi capiterà la bozza del cuore, l’autore che ammirate, l’inedito che vi coinvolge.

A me capitò per esempio nel correggere la biografia romanzata di un comico italiano dalla vita insospettabilmente vivace e a tratti drammatica. Ero alle mie prime esperienze sulla narrativa, la storia era appassionante, mi colse di sorpresa. Cominciai a leggerlo come lo leggerebbe un lettore vorace; peggio, le parole mi suonavano in testa con la voce dell’attore*. Diventai indulgente verso il testo e mi persi un numero imbarazzante di refusi.

L’antidoto è difficile da distillare, ma verosimilmente è questo: la cosa migliore che possiamo fare se amiamo una storia è permetterle di dare il meglio di sé, liberandola anche dai più piccoli difetti.

Siamo attenti, non intransigenti

Viceversa, fra tanti lavori “buoni” ci succede fisiologicamente di incontrarne altri che ci fanno arrabbiare. Non condividiamo le idee, lo stile non ci piace, pensiamo che l’autore sia un incompetente, borioso, frettoloso, pigro, saccente (lo so che le avete pensate almeno una volta), e poi ci manda delle e-mail sgradevoli, e non si fida di noi.

È oggettivamente difficile lavorare in quelle condizioni. Siamo sicuri, però, di non essere noi un po’ saputelli? Il nostro lavoro è rendere il testo il più possibile vicino alla perfezione, ma i parametri che regolano quella perfezione sono forse più elastici di quanto desideriamo, e non dovrebbero in ogni caso essere associati al giudizio.

Il romanziere antipatico, in ogni caso, potrebbe sorprenderci e decidere che abbiamo fatto un buon lavoro, alla fine, e persino citarci nei ringraziamenti.

Correggere un testo che ci fa soffrire

Veniamo al caso davvero delicato e più strettamente attinente al titolo del post. Prima o poi incapperemo in un testo che tocca argomenti che ci fanno stare male: traumi che conosciamo bene, paure, dolori, nervi scoperti. Siamo umani, ce li abbiamo tutti e non è affatto facile mantenere il distacco rispetto a un contenuto che ci turba.

Dal punto di vista professionale, questa situazione potrebbe in realtà aiutarci: dedicheremo forse particolare cura a un tema che consideriamo importante. Desideriamo che il mondo sia informato, si confronti con i sentimenti che noi stessi proviamo, prevenga errori e ingiustizie.

Concentrarci per mesi su quelle bozze potrebbe però mettere a rischio il nostro benessere psicologico: assicuriamoci di attivare tutti i fattori protettivi possibili, dal mescolare incarichi diversi durante la giornata al ritelefonare al nostro terapeuta in pensione.

Le riunioni telematiche di Correzionebozze.it periodicamente comportano la domanda: «Chi di noi è meno a disagio con questo tema?». Poiché ci occupiamo spesso di saggistica legata a infanzia, disabilità e salute mentale qualche volta la risposta è un silenzio, dal quale emerge dopo vari secondi la voce del più coraggioso.

Trovo che essere parte di una rete più o meno formalizzata di colleghi sia una grande risorsa in questi momenti: un reciproco supporto è importante non solo sul piano umano, ma banalmente perché consente di ottenere un lavoro fatto meglio, perché fatto più serenamente.

Quest’ultima questione introduce bene un ulteriore argomento. A volte il testo non ha proprio niente di “emotivo”, e la parte emotivamente rilevante siamo noi.

Libro
Non è facile mantenere il distacco da una bella storia.

Gestire la nostra emotività

Siamo angosciati per la scadenza imminente; abbiamo un calo di produttività; abbiamo pochi soldi e temiamo di perdere il cliente se non faremo tutto per bene. O siamo stanchi, tristi, ammalati, abbiamo un problema che assorbe tutta la nostra attenzione.

Non sempre ci è possibile decidere di sottrarci per un po’ al lavoro, e il nostro mestiere è noto per essere straordinariamente carente in fatto di pause, ferie e relax. Però, come recita l’antico adagio, non siamo cardiochirurghi.

Abbiamo il dovere di fare il nostro lavoro al meglio possibile, ma nessuno muore veramente se ci diamo malati per una settimana. Possiamo farcela, essere e fare straordinari, oppure possiamo trovare qualcuno che ci sostituisca. Possiamo persino licenziarci, se le cose si mettono davvero male.

Il libro non è nostro

Per concludere questo post forse un po’ troppo, per l’appunto, emotivo è il caso di ricordare che per quanto possiamo sentirci affezionati a un testo, quello non è nostro.

Un redattore esperto impara con il tempo a non prendersela troppo se l’autore non accetta le sue revisioni o la redazione fa delle scelte diverse da quelle che sembravano più giuste.

I nomi in copertina, non a caso, sono di chi il libro lo ha scritto e di chi lo pubblica: la prova che noi abbiamo lavorato bene sta invece proprio nel fatto che nessuno si accorga della nostra esistenza.

Forse il segreto per diventare un correttore di bozze felice è amare il procedimento, non l’oggetto a cui si applica. E, alla fine, lasciarlo andare per la sua strada e aspettare il bonifico.

* Questo non è necessariamente un male, con le dovute proporzioni: ne parliamo in Editing: la voce dell’autore.

4 pensieri su “Correzione bozze: l’aspetto emotivo

  1. Finora mi è capitato due volte di essere alle prese con testi davvero difficili per tematica, nel primo ho cercato di rimanere concentrata sul testo perché era importante che quell’argomento venisse poi diffuso. Nel secondo caso, invece, confesso che non ce l’ho fatta, ciò che l'”autore” aveva scritto andava contro ogni mio principio e gliel’ho fatto presente. Be’, non faccio parte della vostra redazione, ma la prossima volta mi sfogherò con voi!

  2. anni fa mi capitò di correggere le bozze di un libro in cui una mamma scriveva della figlia deceduta in un incidente. Lo feci io perché, rispetto alla collega, all’epoca non avevo figli. Oggi sarebbe dura.

    • Poco più che stagista corressi una raccolta di fiabe che un autore, che appresi poi essere colpito da una malattia in fase terminale, voleva lasciare al suo bambino. All’inizio mi meravigliavo della fretta che aveva, ma fece appena in tempo a vederlo pubblicato. Piango ancora adesso quando ci penso, a distanza di quasi vent’anni, ed essendo oggi mamma trovo il tutto ancora più straziante.

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