Correzione bozze: refusi imbarazzanti

Quando qualcuno vi dirà che il suo testo non necessita di una correzione bozze, perché è già stato sottoposto al correttore automatico di Word, mostrategli questa immagine.Continua a leggere…

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Lavorare per Einaudi: com’era, nel 1963?

“Con lui la redazione è un laboratorio tirato a cera, non un filtro, non una boccetta, un’ampolla fuori posto. Spira sulle teste chine il soffio nordico della cura con cui si deve rifinire ogni minimo componente della macchina, perché scintilli della luce della perfezione. Di ogni libro si tirano tre giri di bozze. In qualche parte dell’edificio fascista di via Biancamano stanno nascosti decine di correttori, e hanno il colore delle piante che non vedono il sole”.

Lui è Daniele Ponchiroli, redattore capo di Einaudi al tempo in cui la casa editrice coincideva con nomi come Calvino, Natalia Ginzburg, Pavese; la citazione proviene invece da I migliori anni della nostra vita di Ernesto Ferrero, libro interessante e ricco di piccole curiosità libresche sul colosso Einaudi dei suoi (si lascia intendere) anni migliori. Redattori, traduttori, autori, stampatori, tuttofare e soprattutto il lunatico grande capo, chiamato con un enigmatico e maiuscolo “l’Editore”. Se in certi punti l’autore concede un po’ troppo alla nostalgia e alla venerazione per il carismatico editore, compensa il tiro con una gradevole dose di ironia, aneddoti e descrizioni gustose. I correttori di bozze di questa generazione (che si spera siano tutti coloriti e in ottima salute) vi troveranno atmosfere perdute ma anche costanti sopravvissute senza cambiamenti fino a oggi.

Libri per correttori di bozze

Non di soli manuali di correzione bozze vive il redattore. Non è la prima volta che parliamo di romanzi atti a solleticare il gusto del correttore o suscitarne l’identificazione con il protagonista (vedere qui, qui, qui e qui). È la volta di Le mille luci di New York, di Jay McInerney.

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Le bozze sono come le polpette

Vi è mai venuta l’infame idea di cucinare polpette per un’orda di amici? Preparate e dosate gli ingredienti, li mescolate, poi cominciate a impastare. Le prime dieci sono grandi come una noce, rotonde al compasso e uniformemente ricoperte di pangrattato. Alla ventesima vi chiedete chi ve l’ha fatto fare, cominciate a perdere la pazienza e le palline si fanno più grandi, meno compatte e decisamente ovoidali. Nel frattempo si è fatto tardi e dovete ancora pelare le patate per il contorno. Le ultime polpette sono grosse come un pugno, si disfano solo a guardarle e si appiccicano inesorabilmente fra loro. Ecco, nel correggere una corposa mole di pagine si rischia di fare più o meno la stessa cosa.Continua a leggere…